Don Andrea Mardegan

Sono nato a Milano l’8 dicembre del 1955 alle sei del mattino.
Fuori faceva freddo ed era un po’ presto.
Le suore della Columbus cantavano Tota pulchra es Maria, così racconta mia madre, e da allora la Madonna mi è stata vicino.

Mio padre, Bruno, si è laureato in economia con i corsi serali della Cattolica quando aveva già tre figli, e  mia madre, Claudia, aveva incominciato gli studi di lettere classiche alla Statale, poi interrotti per aiutare la propria famiglia – è la prima di sette fratelli – in un momento difficile.
Più avanti nella vita ha fatto lezioni sul matrimonio, la famiglia e l’educazione a persone di ogni tipo.

Si erano conosciuti nella parrocchia di San Michele e Santa Rita.
Da loro ho appreso la passione per una vita cristiana coerente che lasci traccia nella società, oltre all’amore per il mondo e le sue cose belle, per l’arte, in particolare per la lettura e la scrittura.

Un anno prima di me era nato Stefano, due anni dopo di me Silvia, poi Michele e Margherita.
Mia zia Carla mi insegnò a scrivere prima che andassi a scuola durante un’estate a Fai della Paganella.
Che io ricordi, il primo racconto lo scrissi in terza elementare.
Il maestro aveva dato un tema da svolgere a casa: “Descrivi un oggetto della tua camera”.
Scelsi la scrivania, ma feci parlare in prima persona l’albero che raccontava la sua storia e di come era arrivato fin là, nella mia camera, non senza dolori e nostalgie.
Il maestro, che era appena arrivato, non credette che fosse tutta farina del mio sacco.
La mamma aveva tanto da fare con cinque figli, non mi facevo aiutare mai nei compiti: sicuramente non le dissi nulla di quel tema.
Assaporai un po’ stupito l’amarezza dell’incomprensione, di un giudizio ingiusto, davanti a tutti.
Ma il componimento era piaciuto…

Infanzia e fanciullezza normali.
Elementari alla scuola Pietro Micca in via Gattamelata.
Medie e liceo al Sant’Ambrogio, dai salesiani.
Con i fratelli e gli amici ho praticato calcio, basket, nuoto, sci, tennis, alpinismo, atletica, che poi negli anni mi hanno aiutato a stare con molte persone, a distrarmi dal lavoro sedentario.
I concerti rock piacevano a Stefano, a me non tanto: volume troppo alto… ho smesso presto di andarvi.
Durante le scuole medie sono andato a lezione di pianoforte, ma secondo la maestra era incompatibile con la pallacanestro: scelsi il basket.

A casa nostra quando eravamo bambini i miei genitori facevano alcuni incontri con altri genitori dell’Opus Dei. Io conobbi più tardi questa realtà della Chiesa: i miei genitori mi lasciavano totalmente libero.

I miei genitori avevano conosciuto i primi membri laici e sacerdoti dell’Opus Dei poco dopo la mia nascita.
A casa nostra, in Corso Lodi, quando eravamo bambini, facevano alcuni incontri con altri genitori.
Io conobbi più tardi questa realtà della Chiesa, attraverso le attività di un club per ragazzi.
Andavo e non andavo: i miei genitori mi lasciavano totalmente libero.
Frequentavo la parrocchia di Sant’Ildefonso, le attività dei salesiani, i campi di lavoro di Mani Tese.
Il palazzetto Lido Sport di piazzale Stuparich per le partite di serie A di basket.

Era l’epoca del liceo classico.
Frequentavo un centro culturale per liceali in via Ruffini.
Ci sentivamo protagonisti e padroni di attività culturali che aprivano la mente, pubblicavamo giornalini, organizzavamo conferenze e corsi, ci animava la passione per cambiare il mondo.  Nell’amicizia a tu per tu si affrontavano argomenti veri: Dio esiste o no? Cosa fare della vita, come cambiare il mondo. Che fare con la ragazza, come imparare ad amarla davvero. Come affrontare la politica?

Ci aiutavamo a studiare bene, nella sala di studio non c’erano controllori, ma molto silenzio, autogestito.
Conobbi uomini di cultura che collaboravano con noi liceali che hanno influito tanto sulla mia vita. Ne cito solo uno il cui ricordo ancor oggi e sempre mi commuove: Emanuele Samek Lodovici, professore nei licei di Milano e all’università di Torino, che aveva un modo di affascinare al bello e al vero così coinvolgente.
Chi lo conobbe sa perché la sua prematura scomparsa nel 1981 abbia lasciato un vuoto così grande, anche nella cultura italiana.

In quegli anni mi accadde qualcosa nell’anima, entrò Lui più fortemente.
Facevo l’orazione con il libro Cammino di Escrivà.
La possibilità di parlare a tu per tu con Dio come con un amico, mi prendeva. Era come salire in cielo.
Avevo visto mia madre che faceva lo stesso nella penombra della sua camera.
A volte riuscivo, a volte no.
Le orazioni di questo tipo silenziose fuori ed eloquenti dentro, che ricordo di più sono: al mare, sulle Dolomiti, in alto sulle rocce dello Sciliar o sui prati dell’Alpe di Siusi, nelle chiese di montagna, dove la libertà del mio animo si rifletteva nella limpidezza dei panorami, nell’assenza assoluta di costrizioni. Ma anche in stanza da letto, al buio.

Nel frattempo scrivevo poesie, e leggevo letteratura.
E sognavo.
Sognavo l’Amore.
E illustravo la stanza di mio fratello e mia con collage di fotografie, allora molto di moda, ma anche molto personali.

Non mancarono liberissime e del tutto riservate (allora non c’era la rete: per le strade di Milano eri del tutto sconosciuto) frequentazioni di ragazze, (mia madre: “Dove vai? Fuori. Con chi vai? Con una.” E il discorso finiva lì) che si accorsero prima di me che il mio cuore cercava orizzonti più vasti.
Mi interessava aiutare altri ragazzi a scoprire cose belle della vita.
Mi affascinava la prospettiva di pienezza cristiana in mezzo al mondo e nella normalità della vita di ogni giorno: portare Gesù e il suo Vangelo con l’esempio, il lavoro ben fatto, in ogni ambito del mondo.
Il messaggio di Cristo che passa attraverso l’amicizia, il servizio, la coerenza della vita.

Conobbi mons. Escrivá, fondatore dell’Opus Dei, durante la Pasqua del 1973 a Roma. La sua figura mi colpì profondamente e così le sue parole.

Conobbi mons. Escrivá, fondatore dell’Opus Dei, durante la Pasqua del 1973 a Roma. La sua figura mi colpì profondamente e così le sue parole.
Ero abituato ai tre giorni di ritiro spirituale, con la gioventù di Azione Cattolica, con la scuola.
Ma vi andai anche con l’Opus Dei, sul lago di Como, due volte.
E così compresi che mi si confaceva di più quello spirito laicale.
In modo del tutto non programmato ma consapevole, come una maturazione che accade al momento da sempre previsto, nel giorno dell’Immacolata del mio diciottesimo compleanno, ho chiesto l’ammissione all’Opus Dei.
Era il 1973, eravamo a Roma, erano giorni di formazione e di grandi orizzonti per studenti da tutta Italia. Abitavamo al centro Elis. Lo scrissi in una lettera a mons. Escrivá, adesso proclamato santo da Papa Giovanni Paolo II, la sera, appena tornati da piazza di Spagna dove il Papa Paolo VI aveva incoronato l’immagine dell’Immacolata.
Il giorno dopo mons. Escrivá ci ricevette tutti : un incontro familiare indimenticabile, per l’affetto, lo slancio umano, il buon umore e la fede. Molti erano seduti per terra in quel soggiorno della sua casa.
Tornai a Milano con gli altri quello stesso 9 dicembre: tutto continuava come prima e tutto con una luce diversa.
Dopo la maturità mi iscrissi a Lettere moderne in Cattolica.
Avevo l’intuizione che coltivare le scienze umanistiche mi avrebbe aiutato a influire sul mondo, attraverso l’insegnamento e la scrittura.
Avevo anche la passione per il giornalismo.
Ho seguito un indirizzo letterario e poi uno di comunicazioni sociali.
Mi sono laureato con una tesi sul Teatro come modello del linguaggio televisivo.
E il sacerdozio? Ero sempre stato in contatto con sacerdoti validi da cui ho imparato molto, in parrocchia, a scuola. Nei centri dell’Opus Dei ho conosciuto preti che provenivano da professioni laicali, con una disponibilità grande all’incontro personale, una preparazione alla predicazione meditata, per aiutare e insegnare a fare orazione, la disponibilità a parlare con i tuoi amici per aiutarli, una buona preparazione teologica e scientifica.

Il 31 maggio 1984, festa della visita di Maria a Elisabetta, e dell’Ascensione del Signore, sono stato ordinato sacerdote da Giovanni Paolo II, a San Pietro e incardinato nella Prelatura dell’Opus Dei.

Negli anni crebbe la percezione di questo modo nuovo di portare Gesù in mezzo al mondo, attraverso un sacerdozio dalla mentalità profondamente secolare.
E che Dio me lo stava chiedendo.
Lo scrissi a don Alvaro del Portillo che guidava l’Opus Dei dopo la morte del fondatore, che mi invitò a dedicarmi agli studi di teologia a Roma subito dopo la Laurea civile.
Feci un anno di militare ad Albenga, nei bersaglieri: fu un esperienza che ampliò la mia conoscenza della vicenda umana.
Il 31 maggio 1984, festa della visita di Maria a Elisabetta, e dell’Ascensione del Signore, sono stato ordinato sacerdote da Giovanni Paolo II, a San Pietro e incardinato nella Prelatura dell’Opus Dei.
Ho concluso gli sudi di teologia con il dottorato all’Università di Navarra, con uno studio su Benedizione divina e procreazione in alcuni testi della Genesi.

Nel frattempo Stefano si è sposato con Stefania, Michele con Laura.
Silvia e Margherita, in modo del tutto autonomo da me, hanno seguito anche loro la vocazione al celibato apostolico nell’Opus Dei.
Nei miei fratelli e nei miei nipoti riconosco il carattere di famiglia, la passione per le cose belle e importanti della vita, il desiderio di lasciare un segno nel mondo.
I miei nipoti si chiamano: Nicolò, Davide che ha sposato Flaminia, Carolina, Filippo, Tommaso; Cecilia, Marco, Sofia e Beatrice.
Gli altri parenti sono proprio tanti, siamo una famiglia unita, pur con idee e scelte di vita diverse.

Dal settembre del 1985 ho esercitato il ministero sacerdotale a Verona per 17 bellissimi anni.
Mi sono dedicato alla pastorale universitaria, scolastica e familiare, ad attività a favore di sacerdoti e seminaristi diocesani.
Da queste attività è nato www.iniziativeculturalisacerdotali.it.
Nel 2002 si è aperta una nuova esperienza molto densa umanamente e pastoralmente: sono tornato a Milano per collaborare con il Vicario dell’Opus Dei per l’Italia e continuare la pastorale universitaria come cappellano in un collegio universitario di Milano.
Nel lasciare Verona, mi sono reso conto di quanto il rapporto sacerdotale unisce profondamente alle persone che si servono e quanto costa il distacco
Ma ciò è del tutto normale nella Chiesa, sempre: è qualcosa che Cristo ha fatto e fa, partire e rimanere, continuamente.

Attualmente sono membro del Consiglio Presbiterale della diocesi di Milano.
È impossibile dire quante persone ho conosciuto quante cose ho imparato. 
Ma il desiderio di conoscere altre persone e di imparare da loro non è diminuito, grazie a Dio.
Ho sempre avuto il desiderio di prolungare l’aiuto sacerdotale che offro nei dialoghi personali, nelle confessioni, nelle meditazioni e nelle lezioni, con la scrittura e pubblicazione di articoli e libri e, quando ne ho l’occasione, con qualche trasmissione radiofonica.
In questo riconosco il mio antico amore e la proiezione professionale antecedente al sacerdozio.
Le persone che incontro mi assicurano che ne traggono giovamento e li consigliano ad altri e questo mi incoraggia a proseguire.

“Tra le righe del Vangelo” nasce per far giungere ad altri quelle parole che, ispirate al Vangelo, possono aiutare a trovare luci che illuminino il cammino della vita. Per scoprire nuove occasioni di incontro e di arricchimento reciproco.

“Tra le righe del Vangelo” nasce in continuità con questo lavoro, per darne ulteriore accessibilità e per ricevere consigli dai lettori, per i quali e grazie ai quali i miei libri sono stati scritti. Per far giungere ad altri quelle parole che, ispirate al Vangelo, possono aiutare a trovare luci che illuminino il cammino della vita. Per scoprire nuove occasioni di incontro e di arricchimento reciproco.
Ringrazio i lettori che trovano nei miei libri cose che non immaginavo o che riscopro con luci nuove.
Ringrazio Dio e sua Madre, per questa nuova opportunità.
Grazie ai credenti per le loro preghiere.
Grazie a coloro non hanno la mia stessa fede, per la fiducia e il rispetto che mi regalano.

2 pensieri su “Don Andrea Mardegan”

  1. Cristiana Onfiani dice:

    Gentile Don Andrea, La ringrazio per i Suoi interventi all’interno della Serata Sacerdotale su Radio Maria. Le Sue parole arrivano al cuore.
    Peccato che il tempo che ha a disposizione è poco. Sarebbe bello se Lei potesse condurre una trasmissione, potremmo imparare molto da Lei.
    Grazie.
    Cristiana Onfiani di Reggio Emilia

  2. Andrea Mardegan dice:

    La ringrazio di cuore Cristiana, per le sue parole e per l’attenzione con cui mi segue. Sono contento anche che abbia trovato questo mio blog dove può attingere a scritti e audio ormai numerosi che ho postato proprio perché molti possano ascoltarli anche al di là del tempo di una trasmissione o di una meditazione. Preghi per me e se lo desidera diffonda pure presso chi vuole i contenuti di questo blog, nel quale mi impegno anche a trasferire gli audi delle trasmissioni di Radio Maria.

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