Commento al Vangelo, Quaresima e Pasqua

Gesù ci lava i piedi lungo la storia

Jacopo Tintoretto, Lavanda dei piedi, Chiesa di San Moisè, Venezia

Commento al vangelo del giovedì santo

Il vangelo della messa vespertina del giovedì santo “In cena Domini”, nella cena del Signore, nel rito Romano è preso dal Vangelo di Giovanni, all’inizio del capitolo 13, quando incomincia la narrazione dei discorsi di quella cena, con l’episodio della lavanda dei piedi. 

Gv 13, 1-15
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi». 

Ricordiamo l’istituzione dell’Eucaristia ma leggiamo l’inizio del capitolo 13 di Giovanni, che è l’inizio del racconto dell’”ora di Gesù”, a cui Gesù si stava preparando fin dall’inizio del vangelo.
Un’ora che dura ventiquattro ore, narrata in sette capitoli di Giovanni.
L’ “ora di passare da questo mondo al Padre”. Un passaggio immerso nell’estremo amore che ha sempre avuto per noi e in quell’ora si manifesta fino all’estremo, éis telos, al compimento totale: “avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”.

Giovanni non parla dell’Eucaristia, ma descrive la lavanda dei piedi. Ci dice  che possiamo comprendere l’Eucaristia con lavanda dei piedi e viceversa.
Cita Giuda, che porta il nome della tribù d’Israele, e Simon Pietro, scelto da Gesù come pietra su cui fondare la sua Chiesa.
Gesù lava i piedi di tutto il popolo d’Israele e di tutta la Chiesa. In Giuda e Pietro siamo tutti rappresentati, il genere umano che Dio è venuto a salvare. Dio ci salva lavandoci i piedi.
È il gesto di uno schiavo che non apparteneva al popolo eletto, ma è anche il gesto pieno d’amore di una sposa per il suo sposo.
Nella Storia del bellissimo Giuseppe e della sua sposa Aseneth, un’opera del I sec. dopo Cristo, che narra la storia d’amore tra il Giuseppe della Genesi e la sua sposa, si legge che Aseneth porta dell’acqua per lavagli i piedi e Giuseppe le dice: “Venga  piuttosto una delle fanciulle e lavi i miei piedi”.
Ma Aseneth gli risponde: “No, signore, poiché le mie mani sono le tue mani e i tuoi piedi sono i miei piedi e nessun’altra laverà i tuoi piedi”. Allora Giuseppe prese la sua mano destra e la baciò, e Aseneth baciò la testa di lui”.

Nel gesto di Gesù che lava i piedi contempliamo l’amore totale che Dio ha per noi.
Per otto volte Giovanni cita il “lavare i piedi” e con otto verbi descrive l’azione di Gesù. È il numero della pienezza.
Per otto volte dice “lavare i piedi”, perché come Pietro facciamo fatica a pensare che Dio ci ama così.
Non si umilia, ma ama. E l’amore è umile.
Gesù è Dio nella sua potenza: “Sapeva che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani”. E risponde a Pietro, che non accetta questa immagine vera di Dio, con l’autorità di Dio: “Se non ti lavo non avrai parte con me”.

Nel “tutto” che Gesù ha nelle sue mani ci sono anche i nostri piedi, tutto il nostro camminare, la nostra fatica e la polvere.
Spogliandosi delle sue vesti fa spontaneamente ciò che faranno violentemente con lui i soldati sul Calvario: abbandona ogni difesa umana e si cinge con le vesti del servo e con l’asciugatoio, che non abbandonerà più, anche quando si riveste.
Perché ha cominciato a lavare i nostri piedi e ad asciugarli e non finirà più lungo tutta la storia umana. 

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