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LO SPIRITO SANTO NEL RAFFORZAMENTO DELL’UOMO INTERIORE, di san Giovanni Paolo II

Dopo aver celebrato la Pentecoste e in vista della Solennità della Santissima Trinità, ripropongo tre paragrafi della Dominum et Vivificantem, enciclica sullo Spirito Santo del grande papa. Mi paiono paragrafi densi, tutti da meditare e che possono far venire voglia di riprendere quel documento.
58. Il mistero della Risurrezione e della Pentecoste è annunciato e vissuto dalla Chiesa, che è l’erede e la continuatrice della testimonianza degli apostoli circa la risurrezione di Gesù Cristo. Essa è la testimone perenne di questa vittoria sulla morte, che ha rivelato la potenza dello Spirito Santo e ha determinato la sua nuova venuta, la sua nuova presenza negli uomini e nel mondo.

Infatti nella risurrezione di Cristo lo Spirito Santo Paraclito si è rivelato soprattutto come colui che dà la vita: «Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito, che abita in voi». Nel nome della risurrezione di Cristo la Chiesa annuncia la vita, che si è manifestata oltre il limite della morte, la vita che è più forte della morte. Al tempo stesso, essa annuncia colui che dà questa vita: lo Spirito vivificatore; lo annuncia e con lui coopera nel dare la vita. Infatti, se «il corpo è morto a causa del peccato…, lo spirito è vita a causa della giustificazione», operata da Cristo crocifisso e risorto. E in nome della risurrezione di Cristo la Chiesa serve la vita che proviene da Dio stesso, in stretta unione ed in umile servizio allo Spirito. Proprio per questo servizio l’uomo diventa in modo sempre nuovo la «via della Chiesa», come ho già detto nell’Enciclica su Cristo Redentore ed ora ripeto in questa sullo Spirito Santo. Unita con lo Spirito, la Chiesa è consapevole più di ogni altro della realtà dell’uomo interiore, di ciò che nell’uomo è più profondo ed essenziale, perché spirituale ed incorruttibile. A questo livello lo Spirito innesta la «radice dell’immortalità», dalla quale spunta la nuova vita: cioè, la vita dell’uomo in Dio, che, come frutto della sua autocomunicazione salvifica nello Spirito Santo, può svilupparsi e consolidarsi solo sotto l’azione di costui. Perciò, l’Apostolo si rivolge a Dio in favore dei credenti, ai quali dichiara: «Piego le ginocchia davanti al Padre…, perché vi conceda… di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell’uomo interiore». Sotto l’influsso dello Spirito Santo matura e si rafforza quest’uomo interiore, cioè «spirituale». Grazie alla divina comunicazione lo spirito umano, che «conosce i segreti dell’uomo», si incontra con lo «Spirito che scruta le profondità di Dio». In questo Spirito, che è il dono eterno, Dio uno e trino si apre all’uomo, allo spirito umano. Il soffio nascosto dello Spirito divino fa sì che lo spirito umano si apra, a sua volta, davanti all’aprirsi salvifico e santificante di Dio. Per il dono della grazia, che viene dallo Spirito, l’uomo entra in «una vita nuova», viene introdotto nella realtà soprannaturale della stessa vita divina e diventa «dimora dello Spirito Santo», «tempio vivente di Dio». Per lo Spirito Santo, infatti, il Padre e il Figlio vengono a lui e prendono dimora presso di lui. Nella comunione di grazia con la Trinità si dilata l’«area vitale» dell’uomo, elevata al livello soprannaturale della vita divina. L’uomo vive in Dio e di Dio: vive «secondo lo Spirito» e «pensa alle cose dello Spirito».


59. L’intima relazione con Dio nello Spirito Santo fa sì che l’uomo comprenda in modo nuovo anche se stesso la propria umanità. Viene così realizzata pienamente quell’immagine e somiglianza di Dio, che è l’uomo sin dall’inizio. Tale intima verità dell’essere umano deve essere di continuo riscoperta alla luce di Cristo, che è il prototipo del rapporto con Dio, e, in lui, deve essere anche riscoperta la ragione del «ritrovarsi pienamente attraverso un dono sincero di sé» con gli altri uomini, come scrive il Concilio Vaticano II: proprio in ragione della somiglianza divina che «manifesta che nella terra l’uomo… è l’unica creatura che Dio abbia voluto per se stessa», nella sua dignità di persona, ma aperta all’integrazione e alla comunione sociale. La conoscenza efficace e l’attuazione piena di questa verità dell’essere avvengono solo per opera dello Spirito Santo. L’uomo impara questa verità da Gesù Cristo e la attua nella propria vita per opera dello Spirito, che egli stesso ci ha dato. Su questa via – sulla via di una tale maturazione interiore, che include la piena scoperta del senso dell’umanità – Dio si fa intimo all’uomo, penetra sempre più a fondo in tutto il mondo umano. Dio uno e trino, che in se stesso «esiste» come trascendente realtà di dono interpersonale, comunicandosi nello Spirito Santo come dono all’uomo, trasforma il mondo umano dal di dentro, dall’interno dei cuori e delle coscienze. Su questa via il mondo, reso partecipe del dono divino, diventa – come insegna il Concilio – «sempre più umano, sempre più profondamente umano», mentre in esso matura, mediante i cuori e le coscienze degli uomini, il Regno in cui Dio sarà definitivamente «tutto in tutti»: come dono e amore. Dono e amore: è questa l’eterna potenza dell’aprirsi di Dio uno e trino all’uomo e al mondo, nello Spirito Santo. Nella prospettiva dell’anno Duemila dalla nascita di Cristo si tratta di ottenere che un numero sempre più grande di uomini «possa ritrovarsi pienamente… attraverso un dono sincero di sé», secondo la citata espressione del Concilio. Che sotto l’azione dello Spirito Paraclito si realizzi nel nostro mondo quel processo di vera maturazione nell’umanità, nella vita individuale e in quella comunitaria, in ordine al quale Gesù stesso, «quando prega il Padre perché “tutti siano una cosa sola, come io e te siamo una cosa sola” (Gv 17,21), ci ha suggerito una certa similitudine tra l’unione delle Persone divine e l’unione dei figli di Dio nella verità e nella carità». Il Concilio ribadisce tale verità sull’uomo, e la Chiesa vede in essa un’indicazione particolarmente forte e determinante dei propri compiti apostolici. Se, infatti, l’uomo è la via della Chiesa, questa via passa attraverso tutto il mistero di Cristo, come divino modello dell’uomo. Su questa via lo Spirito Santo, rafforzando in ciascuno di noi «l’uomo interiore», fa sì che l’uomo sempre meglio «si ritrovi attraverso un dono sincero di sé». Si può dire che in queste parole della Costituzione pastorale del Concilio si riassuma tutta l’antropologia cristiana: quella teoria e prassi, fondata sul Vangelo, nella quale l’uomo scoprendo in se stesso l’appartenenza a Cristo e, in lui, l’elevazione a figlio di Dio, comprende meglio anche la sua dignità di uomo, proprio perché è il soggetto dell’avvicinamento e della presenza di Dio, il soggetto della condiscendenza divina, nella quale è contenuta la prospettiva ed addirittura la radice stessa della definitiva glorificazione. Allora si può veramente ripetere che «gloria di Dio è l’uomo vivente, ma vita dell’uomo è la visione di Dio»: l’uomo, vivendo una vita divina, è la gloria di Dio, e di questa vita e di questa gloria lo Spirito Santo è il dispensatore nascosto. Egli – dice il grande Basilio – «semplice nell’essenza, molteplice nelle sue virtù…, si diffonde senza che subisca alcuna diminuzione, è presente a ciascuno di quanti sono capaci di riceverlo come se fosse lui solo, ed in tutti infonde la grazia sufficiente e completa».

60. Quando, sotto l’influsso del Paraclito, gli uomini scoprono questa dimensione divina del loro essere e della loro vita, sia come persone che come comunità, essi sono in grado di liberarsi dai diversi determinismi derivati principalmente dalle basi materialistiche del pensiero, della prassi e della sua relativa metodologia. Nella nostra epoca questi fattori sono riusciti a penetrare fin nell’intimo dell’uomo, in quel santuario della coscienza dove lo Spirito Santo immette di continuo la luce e la forza della vita nuova secondo la «libertà dei figli di Dio». La maturazione dell’uomo in questa vita è impedita dai condizionamenti e dalle pressioni, che su di lui esercitano le strutture e i meccanismi dominanti nei diversi settori della società. Si può dire che in molti casi i fattori sociali, anziché favorire lo sviluppo e l’espansione dello spirito umano, finiscono con lo strapparlo alla genuina verità del suo essere e della sua vita – sulla quale veglia lo Spirito Santo – per sottometterlo al «principe di questo mondo». Il grande Giubileo del Duemila contiene, pertanto, un messaggio di liberazione ad opera dello Spirito, che solo può aiutare le persone e le comunità a liberarsi dai vecchi e nuovi determinismi, guidandole con la «legge dello Spirito, che dà vita in Cristo Gesù», così scoprendo e attuando la piena misura della vera libertà dell’uomo. Infatti – come scrive san Paolo – là «dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà». Tale rivelazione della libertà e, dunque, della vera dignità dell’uomo acquista una particolare eloquenza per i cristiani e per la Chiesa in stato di persecuzione – sia nei tempi antichi, sia in quello presente: perché i testimoni della Verità divina diventano allora una vivente verifica dell’azione dello Spirito di verità, presente nel cuore e nella coscienza dei fedeli, e non di rado segnano col loro martirio la suprema glorificazione della dignità umana. Anche nelle comuni condizioni della società i cristiani, come testimoni dell’autentica dignità dell’uomo, per la loro obbedienza allo Spirito Santo, contribuiscono al molteplice «rinnovamento della faccia della terra», collaborando con i loro fratelli per realizzare e valorizzare tutto ciò che nell’odierno progresso della civiltà, della cultura, della scienza, della tecnica e degli altri settori del pensiero e dell’attività umana, è buono, nobile e bello. Ciò fanno come discepoli di Cristo, che – come scrive il Concilio – «con la sua risurrezione costituito Signore,… opera nel cuore degli uomini con la virtù del suo Spirito, non solo suscitando il desiderio del mondo futuro, ma per ciò stesso anche ispirando, purificando e fortificando quei generosi propositi, con i quali la famiglia degli uomini cerca di rendere più umana la propria vita e di sottomettere a questo fine tutta la terra». Così essi affermano ancor più la grandezza dell’uomo, fatto a immagine e somiglianza di Dio, grandezza che s’illumina al mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio, il quale «nella pienezza del tempo», per opera dello Spirito Santo, è entrato nella storia e si è manifestato vero uomo, lui generato prima di ogni creatura, «in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo per lui».
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LE PERSONE SENSIBILI HANNO UNA MARCIA IN PIU’, Trasformare l’ipersensibilità da svantaggio a vantaggio, di Rolf Sellin


Questo libro mi è stato molto utile per aiutare persone che manifestano caratteristiche di ipersensibilità. Nel leggerlo si sono riconosciute nelle descrizioni dell’autore, e hanno trovato finalmente una chiave di lettura per comprendere se stesse e le proprie caratteristiche in modo non colpevolizzante. E’ significativo e incoraggiante che l’autore stesso, Rolf Sellin, psicoterapeuta,  si riconosca nella categoria di quel 20 per cento dell’umanità, secondo alcuni studi, che è dotato di caratteristiche di ipersensibilità. E scoprire che il primo studio scientifico su questa dimensione del modo di essere sia solo del 1996, fa comprendere a chi sa di essere ipersensibile (nelle prime pagine ci sono semplici schemi di domande per capire se si fa parte della categoria), il perché del proprio non comprendessi a volte, o del sentirsi così diversi dagli altri, e sopratutto del non sentirsi compresi in molte circostanze, e quindi non aiutati in modo adeguato a crescere, dall’altro 80 % degli esseri umani. Uno dei lettori di questo libro mi invia questa recensione che pubblico volentieri.

Ipersensibili, ma felici

Si nasconde bene tra la folla, non ama particolarmente le grandi radunate, non vuole emergere e farsi stimare da tanti, cerca di evitare i conflitti, ha poche relazioni ma intense, si distingue positivamente nel suo ambiente di lavoro, riesce a entrare in profonda empatia con le persone che gli stanno vicino. Sì, l’uomo che ci troviamo davanti risponde proprio alle caratteristiche dell’ipersensibile.

In Le persone sensibili hanno una marcia in più, Rolf Selling, (ed. Urra, 2012, pag.176, Euro 13.00) consulente psicoterapeuta, dedica una intera trattazione alla figura dell’ipersensibile, con l’intento di mostrare, per la prima volta in modo così sistematico,
le caratteristiche di questo modo di essere e di trasformarlo da svantaggio a vantaggio.

Nel mondo attuale, il 15-20% della popolazione è interessato dalla ipersensibilità. Ma la maggior parte, forse, non sa di esserlo, oppure ha deciso di rifiutare questa caratteristica di sé, andando incontro ad una sorte ben peggiore. 
É necessario, quindi, chiedersi che cosa sia realmente l’ipersensibilità. Secondo Rolf Selling, la caratteristica principale dell’ipersensibile è una maggiore percezione degli stimoli dal mondo esterno. L’ipersensibile, quindi, vive ogni cosa in modo più intenso rispetto ad un altro individuo. Nelle relazioni personali, hanno la capacità di immedesimarsi totalmente negli altri, di percepire i loro pensieri, i loro bisogni, le loro mancanze. Nelle situazioni lavorative, contribuiscono a creare un buon ambiente, cercano di appianare gli squilibri ed essere un sostegno per gli altri. 
Da queste prime caratteristiche, possiamo capire quindi come l’ipersensibile abbia una enorme ricchezza interiore e anche una più vasta visione del mondo. 

Questa capacità di percepire il non detto e il non visto ha però come conseguenza un forte dispiegamento di energie. L’ipersensibile, infatti, sperimenta una forte stanchezza in tutte quelle occasioni in sé buone e costruttive: un incontro con un amico, una passeggiata per i negozi, una giornata lavorativa. Tutto questo, con il passare del tempo, può così portare ad alcuni effetti opposti: irritabilità, suscettibilità, malattie e sbalzi d’umore. 

Qual è, quindi, la strada da seguire perché l’ipersensibile valuti le sua caratteristiche come una dote e non come un ostacolo contro cui combattere costantemente? Il suggerimento che ci offre Selling è quello della riappropriazione del proprio corpo, delle proprie sensazioni. Quello che accade molte volte agli ipersensibili è una immedesimazione totale nelle situazioni esterne, fino a perdere coscienza di se stessi e del proprio corpo. In alcuni casi, inoltre, tende a rinunciare anche alle proprie deduzioni, pensieri, modi di vedere, guardando la realtà attraverso gli occhi degli altri. 
Proprio allora, è necessario ristabilire il contatto con il proprio corpo e con il proprio pensiero. Davanti alla realtà di tutti i giorni, l’ipersensibile deve procedere ad una rielaborazione e chiarificazione di tutti gli stimoli che percepisce. Solo così, si potranno scoprire i limiti di ognuno: il punto entro il quale ci si sente a proprio agio e in cui la percezione fisica è gradevole. 

Rispettando i limiti del corpo, lavorando sulle percezioni che giungono ogni istante dal mondo esterno, sarà possibile vivere meglio la quotidianità e trasformare l’ostacolo della ipersensibilità in una ricchezza per il singolo e per il mondo intero. 
(E.C.)
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GESU’ DODICENNE PERDUTO E RITROVATO: la famiglia di Nazaret e le nostre famiglie, meditazione audio

Nel ritiro spirituale di tre giorni nel marzo 2015, che ha avuto luogo nel centro di convegni Castello di Urio sul lago di Como, le meditazioni si sviluppavano attorno agli episodi della vita di Maria, come sono narrati dai Vangeli. In questa meditazione mi soffermo sul mistero della perdita e ritrovamento di Gesù dodicenne a Gerusalemme, nel tempio, per introdurre gli ascoltatori a identificare la vita delle nostre famiglie con quella di Nazaret.

per ascoltare o scaricare la meditazione cliccare qui

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LE MADRI, L’ANTIDOTO PIU’ FORTE ALL’EGOISMO, papa Francesco sulle madri il 7 gennaio 2015

Correggio, Madonna del latte, 1523
Oggi 10 maggio si festeggiano le mamme: possono aiutarci nel ringraziamento a Dio e alle mamme, queste parole di Papa Francesco sulle madri, nell’udienza del 7 gennaio 2015.
Cari fratelli e sorelle, buongiorno. Oggi continuiamo con le catechesi sulla Chiesa e faremo una riflessione sulla Chiesa madre. La Chiesa è madre. La nostra Santa madre Chiesa.
In questi giorni la liturgia della Chiesa ha posto dinanzi ai nostri occhi l’icona della Vergine Maria Madre di Dio. Il primo giorno dell’anno è la festa della Madre di Dio, a cui segue l’Epifania, con il ricordo della visita dei Magi. Scrive l’evangelista Matteo: «Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono» (Mt 2,11). E’ la Madre che, dopo averlo generato, presenta il Figlio al mondo. Lei ci dà Gesù, lei ci mostra Gesù, lei ci fa vedere Gesù.
Continuiamo con le catechesi sulla famiglia e nella famiglia c’è la madre.

Ogni persona umana deve la vita a una madre, e quasi sempre deve a lei molto della propria esistenza successiva, della formazione umana e spirituale. La madre, però, pur essendo molto esaltata dal punto di vista simbolico, – tante poesie, tante cose belle che si dicono poeticamente della madre – viene poco ascoltata e poco aiutata nella vita quotidiana, poco considerata nel suo ruolo centrale nella società. Anzi, spesso si approfitta della disponibilità delle madri a sacrificarsi per i figli per “risparmiare” sulle spese sociali.

Accade che anche nella comunità cristiana la madre non sia sempre tenuta nel giusto conto, che sia poco ascoltata. Eppure al centro della vita della Chiesa c’è la Madre di Gesù. Forse le madri, pronte a tanti sacrifici per i propri figli, e non di rado anche per quelli altrui, dovrebbero trovare più ascolto. Bisognerebbe comprendere di più la loro lotta quotidiana per essere efficienti al lavoro e attente e affettuose in famiglia; bisognerebbe capire meglio a che cosa esse aspirano per esprimere i frutti migliori e autentici della loro emancipazione. Una madre con i figli ha sempre problemi, sempre lavoro. Io ricordo a casa, eravamo cinque figli e mentre uno ne faceva una, l’altro pensava di farne un’altra, e la povera mamma andava da una parte all’altra, ma era felice. Ci ha dato tanto.
Le madri sono l’antidoto più forte al dilagare dell’individualismo egoistico. “Individuo” vuol dire “che non si può dividere”. Le madri invece si “dividono”, a partire da quando ospitano un figlio per darlo al mondo e farlo crescere. Sono esse, le madri, a odiare maggiormente la guerra, che uccide i loro figli. Tante volte ho pensato a quelle mamme quando hanno ricevuto la lettera: “Le dico che suo figlio è caduto in difesa della patria…”. Povere donne! Come soffre una madre! Sono esse a testimoniare la bellezza della vita. L’arcivescovo Oscar Arnulfo Romero diceva che le mamme vivono un “martirio materno”. Nell’omelia per il funerale di un prete assassinato dagli squadroni della morte, egli disse, riecheggiando il Concilio Vaticano II: «Tutti dobbiamo essere disposti a morire per la nostra fede, anche se il Signore non ci concede questo onore… Dare la vita non significa solo essere uccisi; dare la vita, avere spirito di martirio, è dare nel dovere, nel silenzio, nella preghiera, nel compimento onesto del dovere; in quel silenzio della vita quotidiana; dare la vita a poco a poco? Sì, come la dà una madre, che senza timore, con la semplicità del martirio materno, concepisce nel suo seno un figlio, lo dà alla luce, lo allatta, lo fa crescere e accudisce con affetto. E’ dare la vita. E’ martirio». Fino a qui la citazione. Sì, essere madre non significa solo mettere al mondo un figlio, ma è anche una scelta di vita. Cosa sceglie una madre, qual è la scelta di vita di una madre? La scelta di vita di una madre è la scelta di dare la vita. E questo è grande, questo è bello.
Una società senza madri sarebbe una società disumana, perché le madri sanno testimoniare sempre, anche nei momenti peggiori, la tenerezza, la dedizione, la forza morale. Le madri trasmettono spesso anche il senso più profondo della pratica religiosa: nelle prime preghiere, nei primi gesti di devozione che un bambino impara, è inscritto il valore della fede nella vita di un essere umano. E’ un messaggio che le madri credenti sanno trasmettere senza tante spiegazioni: queste arriveranno dopo, ma il germe della fede sta in quei primi, preziosissimi momenti. Senza le madri, non solo non ci sarebbero nuovi fedeli, ma la fede perderebbe buona parte del suo calore semplice e profondo. E la Chiesa è madre, con tutto questo, è nostra madre! Noi non siamo orfani, abbiamo una madre! La Madonna, la madre Chiesa, e la nostra mamma. Non siamo orfani, siamo figli della Chiesa, siamo figli della Madonna, e siamo figli delle nostre madri.

Carissime mamme, grazie, grazie per ciò che siete nella famiglia e per ciò che date alla Chiesa e al mondo. E a te, amata Chiesa, grazie, grazie per essere madre. E a te, Maria, madre di Dio, grazie per farci vedere Gesù. E grazie a tutte le mamme qui presenti: le salutiamo con un applauso!
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VEDERE NELL’EXPO I VOLTI DI CHI HA FAME, Papa Francesco all’inaugurazione di Expo

Per l’apertura dell’Expo a Milano, Concerto in piazza Duomo, arte e bellezza, scenografia da ricordare, poi oggi discorsi delle autorità, centinaia di migliaia di visitatori già oggi,  e gli incidenti dei distruttori a Milano. Potrebbe rimanere in seconda linea la parola del Papa che si è collegato con un videomessaggio, e allora la pubblichiamo, perché può dare un orientamento importante a tutti.

Cari fratelli e sorelle,
buongiorno!

Sono grato per la possibilità di unire la mia voce a quelle di quanti siete convenuti per questa inaugurazione. E’ la voce del Vescovo di Roma, che parla a nome del popolo di Dio pellegrino nel mondo intero; è la voce di tanti poveri che fanno parte di questo popolo e con dignità cercano di guadagnarsi il pane col sudore della fronte. Vorrei farmi portavoce di tutti questi nostri fratelli e sorelle, cristiani e anche non cristiani, che Dio ama come figli e per i quali ha dato la vita, ha spezzato il pane che è la carne del suo Figlio fatto uomo. Lui ci ha insegnato a chiedere a Dio Padre: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. La Expo è un’occasione propizia per globalizzare la solidarietà. Cerchiamo di non sprecarla ma di valorizzarla pienamente!

In particolare, ci riunisce il tema: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Anche di questo dobbiamo ringraziare il Signore: per la scelta di un tema così importante, così essenziale… purché non resti solo un “tema”, purché sia sempre accompagnato dalla coscienza dei “volti”: i volti di milioni di persone che oggi hanno fame, che oggi non mangeranno in modo degno di un essere umano. Vorrei che ogni persona – a partire da oggi –, ogni persona che passerà a visitare la Expo di Milano, attraversando quei meravigliosi padiglioni, possa percepire la presenza di quei volti. Una presenza nascosta, ma che in realtà dev’essere la vera protagonista dell’evento: i volti degli uomini e delle donne che hanno fame, e che si ammalano, e persino muoiono, per un’alimentazione troppo carente o nociva.

Il “paradosso dell’abbondanza” – espressione usata da san Giovanni Paolo II parlando proprio alla FAO (Discorso alla I Conferenza sulla Nutrizione, 1992) – persiste ancora, malgrado gli sforzi fatti e alcuni buoni risultati. Anche la Expo, per certi aspetti, fa parte di questo “paradosso dell’abbondanza”, se obbedisce alla cultura dello spreco, dello scarto, e non contribuisce ad un modello di sviluppo equo e sostenibile. Dunque, facciamo in modo che questa Expo sia occasione di un cambiamento di mentalità, per smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane – ad ogni grado di responsabilità – non abbiano un impatto sulla vita di chi, vicino o lontano, soffre la fame. Penso a tanti uomini e donne che patiscono la fame, e specialmente alla moltitudine di bambini che muoiono di fame nel mondo.

E ci sono altri volti che avranno un ruolo importante nell’Esposizione Universale: quelli di tanti operatori e ricercatori del settore alimentare. Il Signore conceda ad ognuno di essi saggezza e coraggio, perché è grande la loro responsabilità. Il mio auspicio è che questa esperienza permetta agli imprenditori, ai commercianti, agli studiosi, di sentirsi coinvolti in un grande progetto di solidarietà: quello di nutrire il pianeta nel rispetto di ogni uomo e donna che vi abita e nel rispetto dell’ambiente naturale. Questa è una grande sfida alla quale Dio chiama l’umanità del secolo ventunesimo: smettere finalmente di abusare del giardino che Dio ci ha affidato, perché tutti possano mangiare dei frutti di questo giardino. Assumere tale grande progetto dà piena dignità al lavoro di chi produce e di chi ricerca nel campo alimentare.

Ma tutto parte da lì: dalla percezione dei volti. E allora non voglio dimenticare i volti di tutti i lavoratori che hanno faticato per la Expo di Milano, specialmente dei più anonimi, dei più nascosti, che anche grazie a Expo hanno guadagnato il pane da portare a casa. Che nessuno sia privato di questa dignità! E che nessun pane sia frutto di un lavoro indegno dell’uomo!

Il Signore ci aiuti a cogliere con responsabilità questa grande occasione. Ci doni Lui, che è Amore, la vera “energia per la vita”: l’amore per condividere il pane, il “nostro pane quotidiano”, in pace e fraternità. E che non manchi il pane e la dignità del lavoro ad ogni uomo e donna.

Grazie.

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IL SORRISO DI MARIA, meditazione audio attraverso i misteri del Rosario

Leonardo, Madonna col Bambino e fiori-Ermitage

In vista del mese di maggio ho voluto meditare sul sorriso di Maria, cercandolo nei vari momenti della sua vita, attraverso ciò che i Vangeli narrano e noi consideriamo nei misteri del Rosario. All’inizio del meditazione cito alcune opere pittoriche o di pietà popolare che raffigurano il sorriso di Maria: si possono trovare in un post di questo blog cliccando qui:  La Madonna che sorride

Avrei voluto nella meditazione citare anche il punto della Misericordiae Vultus dedicato a Maria: il volto stesso di Maria riflette, per somiglianza e per intimità e identificazione il volto della misericordia del Padre che risplende in Gesù suo figlio. Lo riporto in calce.

per ascoltare o scaricare la meditazione cliccare qui

Da Misericordiae Vultus di Papa Francesco.
24. Il pensiero ora si volge alla Madre della Misericordia. La dolcezza del suo sguardo ci accompagni in questo Anno Santo, perché tutti possiamo riscoprire la gioia della tenerezza di Dio. Nessuno come Maria ha conosciuto la profondità del mistero di Dio fatto uomo. Tutto nella sua vita è stato plasmato dalla presenza della misericordia fatta carne. La Madre del Crocifisso Risorto è entrata nel santuario della misericordia divina perché ha partecipato intimamente al mistero del suo amore.
Scelta per essere la Madre del Figlio di Dio, Maria è stata da sempre preparata dall’amore del Padre per essere Arca dell’Alleanza tra Dio e gli uomini. Ha custodito nel suo cuore la divina misericordia in perfetta sintonia con il suo Figlio Gesù. Il suo canto di lode, sulla soglia della casa di Elisabetta, fu dedicato alla misericordia che si estende « di generazione in generazione » (Lc 1,50). Anche noi eravamo presenti in quelle parole profetiche della Vergine Maria. Questo ci sarà di conforto e di sostegno mentre attraverseremo la Porta Santa per sperimentare i frutti della misericordia divina.
Presso la croce, Maria insieme a Giovanni, il discepolo dell’amore, è testimone delle parole di perdono che escono dalle labbra di Gesù. Il perdono supremo offerto a chi lo ha crocifisso ci mostra fin dove può arrivare la misericordia di Dio. Maria attesta che la misericordia del Figlio di Dio non conosce confini e raggiunge tutti senza escludere nessuno. Rivolgiamo a lei la preghiera antica e sempre nuova della Salve Regina, perché non si stanchi mai di rivolgere a noi i suoi occhi misericordiosi e ci renda degni di contemplare il volto della misericordia, suo Figlio Gesù.
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LA SERA DI PASQUA NEL CENACOLO, Meditazione audio sul Vangelo della domenica della Misericordia

Nella domenica della Misericordia si rilegge l’apparire di Gesù nel cenacolo, il giorno della sua Risurrezione e poi otto giorni dopo. In questa meditazione mi soffermo sulla prima parte del Vangelo di Giovanni: la prima apparizione di Gesù nel cenacolo, la sera di Pasqua, per scoprire nei suoi gesti e nelle sue parole l’immensità della sua Misericordia.

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