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“Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri”. Storia di tre silenzi di Gesù, e di una grande lode.

(Mt 15, 21-28; cfr Mc 7,24-30)

Partito di là, si recò nella zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco, una donna cananea che veniva da quella regione, si mise a gridare: “Pietà di me Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio”. Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli si avvicinarono e lo implorarono: “Esaudiscila perché ci viene dietro gridando!” Egli rispose: Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele.” Ma quella si avvicinò e si prostrò  dinanzi a lui, dicendo: “Signore, aiutami!” Ed egli rispose: non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini” “E’ vero Signore – disse la donna – eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”. Allora Gesù le replicò: “Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri” E da quell’istante la figlia fu guarita.


La donna è una cananea,  appartiene ad una popolazione pagana, da sempre tenuta lontano dal popolo d’Israele per non essere contaminato dalla loro mancanza di fede nell’unico Dio e dalla loro credenza negli idoli. Il problema della donna appare subito nella sua chiarezza drammatica: sua figlia è tormentata da un demonio. Questo è ciò che la angoscia: è un problema di salvezza soprannaturale, con i  rimedi naturali non si può fare nulla. La potrà aiutare quel Gesù di Nazareth che scaccia i demoni: la voce del suo potere sui demoni è corsa fino da loro a Tiro e a Sidone. Lo scopo per cui si è messa in viaggio è subito evidente: cercava il figlio di Davide,  perché potesse guarire sua figlia. Chiama Gesù così: figlio di Davide, e manifesta di credere che lui è il Messia atteso da Israele. Non ha nessun dubbio che il Maestro possa liberare la figlia dal demonio che la tormenta,  alle informazioni ricevute aveva aderito in

cuor suo, non aveva dubitato. A la sua prima immediata richiesta, Gesù non le dice una parola. La donna forse considerava la liberazione della figlia, come un gesto che sarebbe successo in modo quasi automatico, bastava fornire il dato al figlio di Davide che è venuto per questo, e lui sarebbe intervenuto con una parola che libera, che salva, anche a distanza. Ma la prima risposta del Signore, che è il primo silenzio, cambia in lei la fretta concitata di trovare il maestro e dirgli la situazione, in un  dolore più consapevole e in una angoscia più profonda: non è bastato trovarlo! Mi sta sfuggendo! Non sia mai che non mi ascolti! Tutti questi sentimenti si riversano nelle sue grida ancora più forti. Non cede alla tentazione di pensare che non potrà avere il miracolo,  mette tutte le sue forze fisiche ed emotive per ottenere ciò che vuole: grida con tutte le sue forze.  Persevera nella preghiera. Grida a squarciagola, non avere riguardo, alza la voce come il corno (Is 58,1), diceva Dio al profeta Isaia. Lo dice anche al suo cuore e lei lo fa. Non ha altre armi. Gesù ancora tace e continua a camminare. Secondo silenzio del Maestro.  I discepoli che hanno visto altri esorcismi del loro Rabbi, sanno che lui può, non capiscono perché tira dritto, seguono un ragionamento molto pratico del rumore da togliere, del fastidio da eliminare, del problema da risolvere, in fondo che cosa ti costa, tu che puoi, esaudiscila! Questo dà coraggio alla madre. Stanno intercedendo per lei. Il Figlio di Davide si volge a spiegare ai suoi discepoli il motivo che riguarda la scansione dei tempi nel progetto di salvezza di Dio, spiega loro perché non le sta dando retta: sono stato mandato alle pecore perdute della casa d’Israele! Lei ne approfitta per sgusciare dalla custodia dei discepoli e balzare davanti a lui: si getta ai suoi piedi obbligandolo a fermarsi. Nella preghiera di Israele si dice: “questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo libera da tutte le sue angosce (Sal 34,7) e anche che Egli libererà il povero che grida e il misero che non trova aiuto, avrà pietà del debole e del povero e salverà la vita dei suoi miseri.(Sal 72,12-13).  La risposta del Signore ai suoi discepoli, terzo silenzio con lei, ha operato un altro cambiamento nel suo animo: non è più solo la madre disperata che urla perché la figlia venga salvata, è una donna che corre davanti a Gesù e si prostra ai suoi piedi, mostrandosi come una figlia che implora un favore dal padre che può tutto. Vuole il contatto a tu per tu. Si mette lei in gioco: adesso sono io, come una figlia, che ho bisogno di te. Guarda anche me come pecora perduta, sono ferita, voglio che tu mi prenda sulle spalle e mi riporti all’ovile. Che ti prendi cura di me. E’ cambiato lo stile di preghiera, è diventata più personale, non parla ora della figlia ma di sé: Signore, aiutami!  Sono io che ho bisogno di aiuto. Sono io che soffro terribilmente perché vedo mia figlia in quello stato, maltrattata da un demonio. Aiutami. Con i discepoli Gesù aveva utilizzato un’immagine biblica e un argomento teologico, a lei dice lo stesso argomento ma con una diversa immagine, più comprensibile a lei, anche se molto dura: il pane è per i figli, come tu, madre, sai e ne hai esperienza e riservi il pane buono per loro, ai cagnolini dai gli avanzi. Ora nei tempi della storia della salvezza i figli sono le pecore perdute d’Israele, tu invece, cananea, sei tra i cagnolini, anime lontane ancora non raggiunte dalla Parola di Dio e dalla sua salvezza, non è per te, ancora, quel pane. Anche se hai conosciuto che ho fatto tante guarigioni tra i figli, non ci sono le condizioni perché lo faccia anche per te. Questa seconda parola del Signore, la prima rivolta direttamente a lei,  provoca un ulteriore cambiamento nella sua anima. Le ha detto: non sei ancora figlia, sei come un cagnolino. Pur essendo dura quella parola, lei non ne discute la verità, la accetta umilmente: è vero quello che dici. Ma rilancia, obbietta con un’altra verità colta dall’esperienza della sua vita, e inconfutabile: i cagnolini vengono e prendono le briciole che cadono. Se mio figlio gli dà del pane lo rimprovero, ma se i cagnolini vengono a lambire le briciole che cadono dalla tavola non dico niente, va bene così. A me basta una briciola che cade dalla tua tavola, non voglio considerarmi per questo figlia a tutti gli effetti, va bene anche lo status di cagnolina, basta che mi sia fatto ciò che voglio. Dammi solo qualche briciola di quello che dai ai tuoi figli.

Gesù l’ha messa alla prova, lei ha resistito, non ha perso, ha rafforzato la fede, non ha dubitato dell’amore di Cristo per lei anche se era nascosto così bene. E Gesù ne è ammirato. Ha voluto, conoscendola bene, che  manifestasse a tutti la sua fede, la tenacia della preghiera, l’umiltà, la sua acutezza di argomentazione, la sua disponibilità a cambiare dentro di sé atteggiamento, a crescere ad ogni parola del Salvatore: dalla sola fede con richiesta, alla perseveranza del chiedere, al rapporto personale, all’umiltà di riconoscere il suo stato di non appartenente al popolo d’Israele. Anche l’affetto per la figlia e la forza della sua volontà l’hanno resa capace di reggere e vincere nel dialogo con il Maestro: a nessuno nel Vangelo è stato dato questo privilegio come a lei, tutti hanno dovuto riconoscere che la sapienza del Cristo era somma, nelle discussioni gli altri hanno sempre perduto, se ne sono andati sconfitti, illuminati e vinti dalla sua verità. Questa donna invece ha vinto il dibattito dialettico con la Parola di Verità. Gesù l’ha sfidata e le ha dato l’occasione di vincere, ha esaltato la sua virtù. Le ha concesso un privilegio senza pari, incoraggiando così tutte le donne e gli uomini della storia a ingaggiare la preghiera come lotta con Dio, come nell’esperienza di Giacobbe (Gen 32, 25-32). Come gara, come gioco d’amore che si può vincere. E la cananea ha vinto: Grande è la tua fede! Sia fatto per te come desideri. Per questo potrà entrare nel popolo dei figli di Dio perché ha lottato con Dio e ha vinto, come Giacobbe. Il tuo desiderio è diventato comando per Dio,  perché tu credi, perché tu vuoi, perché tu preghi con grida e con tenacia, perché tu non vieni meno di fronte alla difficoltà, avvenga dunque per te, quello che desideri.


Per fede la madre cananea si mise in cerca del Figlio di Davide, per fede gli chiese di liberare sua figlia dal demonio, per fede insistette urlando, per fede si gettò ai suoi piedi implorando aiuto, per fede chiese anche solo l’affetto che un padrone ha per il suo cagnolino, per fede ottenne la guarigione della figlia.
O Dio che hai mandato tuo Figlio ha instaurare il tuo Regno, a scacciare i demoni, ad offrire la salvezza a tutti i popoli concedi anche a noi che te lo chiediamo, la fede grande della cananea che meritò l’elogio del tuo Figlio. Per Cristo nostro Signore.

22 pensieri su ““Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri”. Storia di tre silenzi di Gesù, e di una grande lode.”

  1. Anonimo dice:

    ?
    Si combatte sempre uno per volta, da soli: per gli apostoli questa donna è un rumore da risolvere… Chi ha combattuto accanto a Giacobbe? anche lui ha fatto passare tutti dall'altra parte del fiume ed è rimasto da solo.
    Perchè non si può mai combattere assieme? E se perdi come il giovane ricco?

  2. FbC dice:

    è vero … alcune battaglie si combattono insieme ma ce ne sono tante altre che Dio ci affida personalmente perchè fanno parte di una Sua chiamata e quelle sono le più difficili e le più belle perchè portate avanti nel segreto (= in solitudine e quindi anche in intimità) con Lui. Don Andrea, lei che pensa?

  3. Ester dice:

    …non so secondo me bisognerebbe ragionare su cosa sia la Chiesa, poi sì c'è la solitudine, ma non facciamo parte di un Corpo?

  4. FbC dice:

    Si. Io penso che nella Chiesa e nelle realtà che di essa fanno parte tutti abbiamo un unico grande obiettivo che è quello di servire Cristo ma poi ad ognuno Dio da dei doni e da ognuno si aspetta risposte molto particolari (all'interno di una stessa chiamata battesimale e tante altre adirittura anche all'interno di una stessa chiamata vocazionale specifica)che portano con sè il peso di una solitudine Condivisa solo con Lui. Io sperimento questo.

  5. Ester dice:

    …sono d'accordo: se mi fa male il braccio, la gamba non ha dolore, però in certo modo anche la gamba sente il disagio… e questo fa sì che il braccio si senta 'meno solo'. si può dire così?

  6. Unknown dice:

    Se perdi puoi sempre tornare a vincere, alla prossima gara, alla prossima occasione. Già il chiedere perdono e chiedere aiuto è tornare a vincere. In realtà non siamo mai davvero da soli. Come dice Gesù nell'ultima cena: mi lascerete solo, ma io non sono solo perché il Padre è con me. Poi lui manda i suoi angeli perché ci accompagnino. Anche gesù fu confortato dagli angeli sia nel deserto che nel Getzemani.La chiesa poi crede nella comunione dei santi: i santi sono con noi, anche se non li vediamo.Poi se addirittura abbiamo l'aiuto degli amici, di persone che ci vogliono bene, che pregano per noi, allora, anche se siamo soli in un deserto, siamo un esercito…

  7. Unknown dice:

    Sicuramente quelle sono le più difficili. Possono anche essere le più belle. Nel segreto del cuore il cristiano sa che c'è l'intimità con il Dio Trino, presente nell'anima in amicizia con Dio: "se uno mi ama osserverà la mia parola e il padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui", disse Gesù sempre nell'ultima cena narrata da Giovanni.Il dialogo con Lui in queste occasioni può far crescere la fede e l'amore, la comprensione di essere sempre accompagnati.

  8. Unknown dice:

    Hai ragione. la Chiesa è il corpo di Cristo. Noi siamo membra di questo corpo, unite alle altre membra. Il bene di altri ci viene comunicato, la loro vita, il loro spirito. La solitudine è percezione esistenziale, psicologica, spirituale. Ma nella fede possiamo dire: credo di essere unito alle altre membra, e loro mi aiutano e io li aiuto a lottare non da soli e a vincere, o a rialzarsi e a ricominciare. Diceva Gesù a san Paolo: sono Gesù che tu perseguiti. Questo corpo è sempre unito al capo, a Cristo. La sposa è sempre unita allo sposo, la Chiesa a Cristo.

  9. Unknown dice:

    Nell'Apocalisse Dio promette che al vincitore darà una pietruzza bianca sulla quale è scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all'infuori di chi lo riceve. Possianmo trovare in queste parole la speranza di conoscere al termine della vita, nell'incontro definitivo con Cristo, il significato profondo e ultimo della nostra esistenza, il motivo per cui Dio ci ha creati, il compito che ci ha dato nel mondo, in qulche misura sempre unico, pur sempre all'interno della chiamata di tutta la Chiesa, e all'interno della comunione dei santi. Un signficato che supera quello che possiamo vedere durante la vita e che viene conosciuto nella relazione intima con Dio.

  10. Unknown dice:

    C'è sicuramente solidarietà nel dolore,condivisione del dolore o del disagio, come peraltro dice san Paolo: se un membro sta male sto male con lui, e lo soccorro, e gli faccio sentire la mia vicinanza. Quindi il membro che sta male si sente meno solo. Si può dire così. Ma nella fede la consapevolezza di non essere solo può arrivare anche per la sola fede, senza che ci sia unamanifgestazione esterna di compassione. Pensiamo a persone in questomomento in qualche parte del mondo isolate, carcerate, discriminate a motivo della fede cristiana: noi li ricordiamo e preghiamo per loro. Loropossono essere sostenuti dalla nostra preghiera,a nche se non riusciamo a parlarci. Ancora di più: forse grazie alla loro sofferenza offerta silenziosamente a Dio noi perseveriamo nella fede nonostante le difficoltà del mondo secolarizzato. Riceviamo forza dalla loro santità.

  11. Ester dice:

    e perchè Gesù ha istituito il sacramento dell'unzione degli infermi (si chiama così?), dove per forza di cose c'è bisogno almeno della presenza di qualcuno che lo dia?

  12. Anonimo dice:

    Grazie della risposta.
    E' tutto da vedere però se gli amici non sono tra quelli per cui sei solo un rumore da eliminare. Forse concorrono alla risposta di Gesù, ma non ti accompagnano. Anche io forse sono tra chi vede gli altri come rumori da eliminare. le risposte alla mia domanda, così solerti e che hanno preceduto la tua, mi sono sembrate un po' così, da libro colto che sa già che cosa dire. Comunque grazie.

  13. Unknown dice:

    E' vero Giacobbe lotta da solo con Dio. Anche Gesù a volte sceglie di stare tutto da solo: nei quaranta giorni del deserto; quando sale sul monte da solo a pregare (e poi viene scambiato per un fantasma dai discepoli impauriti sulla barca in mezzo al lago: una solitudine che ha avuto la conseguenza di non essere più riconosciuto… E' Dio che ha detto all'inizio: non è bene che l'uomo stia solo, eppure in alcuni momenti Lui stesso sceglie la solitudine.
    E' vero, per i discepoli la donna è un rumore da eliminare, e anche a noi può capitare di considerare così gli altri con i loro problemi o di essere considerati così. E' successo agli apostoli, che sono martiri e santi, le colonne dell Chiesa. Questo ci può dare speranza di cambiare. E' capitato alla cananea, lodata da Gesù per la sua fede grande. Essere trattati così può farci crescere nella fede. Anche a questo ci può servire il Vangelo: a capire come fa Gesù, come accorgersi dell'altro e aiutare l'altro. E ci può suggerire di avvicinarci alla sua solitudine con la nostra solitudine: per non lasciarlo solo. Per dargli la stessa smentita alla sua profezia (mi lascerete solo) che Maria e le altre donne e Giovanni il discepolo amato gli hanno dato sotto la croce. Una profezia smentita! Per unire la nostra solitudine alla sua, e renderla cosi una solitudine redentrice. Che non è più sola.

  14. Unknown dice:

    Anche negli altri sacramenti c'è bisogno di qualcuno che lo dia: Il battesimo, la cresima, l'eucaristia,la confessione. l'ordinazione diaconale,sacerdotale ed episcopale. E nel matrimonio occorre essere in due a donarsi insieme con la propria persona per sempre, anche la grazia del sacramento. Potremmo dire semplicemente. perché vuole esserci Lui presente in qualcuno che lo rappresenti, perché non ci vuole soli, ma nella chiesa, in una compagnia in cammino,che è il suo corpo, la sua sposa. Perché vuole che la Chiesa sia sempre presente e che ci benedica. Perché vuole che ci aiutiamo,che ci diamo la mano, che ci diamo la vita. Perché vuole che sperimentiamo la gioia che c'è nella Trinità di Dio. Uniti e felici. Per l'unzione d3i malati: perché vuole che i malati siano confortati e accompagnati. e se sono vicini alla morte che abbiano la forza di Dio e la vicinanza della chiesa e delle persone amate.

  15. Ester dice:

    scusa anonimo, spero che la mi non fosse una risposta da libro… chè in realtà ne leggo proprio pochi!
    è brutto quando si pensa che gli altri siano un rumore o che addirittura disturbino Gesù che 'adesso è qui con noi'!…come se Gesù fosse di qualcuno in particolare… e poi mi pare che alla fine a Gesù piacesse proprio stare con tutti e( se stava solo era per stare con il Padre) anche con quelli che di rumore ne facevano parecchio!
    va bè ciao anonimo!
    d. Andrea ma quando è che pubblica un'altra meditazione?

  16. Unknown dice:

    Grazie Ester della tua annotazione, anche a me pare che a Gesù piacesse stare con tutti, e forse in particolare con coloro che venivano considerati peccatori: nella festa di San Matteo il 21 novembre abbiamo riletto quelle sue parole: non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori. Parole molto consolanti perché significano che la sua chiamata è sempre presente e il nostro peccato non la annulla, anzi. Queste parole di Gesù ci fanno sentire sempre da lui cercati e incoraggiati a ricominciare, a convertirci di nuovo.Ieri ho inserito una nuova meditazione. Buona lettura.

  17. A conclusione del ciclo liturgico estivo di Guello, il cardinale Ravasi aveva chiesto ai fedeli di pregare per il suo allora prossimo incontro coi non credenti di Stoccolma. Le cronache informano che gli incontri hanno avuto buon esito. La prossima puntata del Cortile dei Gentili si svolgerà tra il 5 e il 6 Ottobre ad Assisi, città di S.Francesco il grande convertito. Il tema degli incontri sarà la trascendenza. Tra gli invitati figurano anche atei militanti come Umberto Galimberti e Umberto Veronesi. D'altra parte sarà presente anche lo scrittore Vincenzo Cerami, pure nopn credente, che ha definito l'iniziativa un'occasione unica di inontro tra credenti e non credenti.
    Il duetto più qualificato di Assisi si svolgerà tra il card.Ravasi e il presidente Napolitano. Ravasi ha raccontato di aver trovato un pò teso Napolitano e di averlo rassicurato circa la normalità del dibattito. A Stoccolma era emersa una novità che a mio avviso un significato, magari inconscio, ce l'ha. Gli atei svedesi si sono rifiutati di essere definiti atei, e neppure agnostici o non credenti, o laici. Preferiscono essere denominati "amanti del pensiero". Da anni respingevo interiormente nell' apostolato dell'opinione pubblica l'equivoca etichetta di laici che si attribuivano tanti giornalisti, per poter passare per soggetti confessionalmente neutrali. Sembra quindi positivo il rifiuto di essere chiamati atei o con altri sinonimi. E' pur vero che tra loro vi sono non credenti militanti, ma questa novità arrivata dalla Svezia e accolta favorevolmente dai nostri "amanti del pensiero", può preludere a un orientamento ateistico meno fondamentalista. Quanto meno non dovremo più contrariarci quando sentiremo usare impropriamente i termini laico e laicamente, di certi nostri giornalisti . Potremo anzi correggerli cortesemente rifacendoci alla mutata definizione di "amanti del pensiero", che a ben vedere non è un'esclusiva degli atei. Anche i credenti lo sono da sempre.
    Ritieni anche tu che i non credenti siano meno sicuri delle loro posizioni preferendo essere catalogati in modo più generico e blando?
    Grazie per la risposta e ricevi un saluto affettuoso.
    Papà.

  18. Tres dice:

    Scopro ora il vostro blog e ho letto velocemente tutti i commenti. Spero di non ripetermi. A me questo brano del vangelo piace tanto perchè mi fa pensare che non c'è bisogno di avere sempre pronto un banchetto per l'altro, a volte non siamo in grado proprio di offrirlo un banchetto, ma chi non ha almeno delle briciole di sè da dare all'altro? A volte anche un semplice messaggio quando non si può o non si riesce a fare discorsi sensati, può salvare un'amicizia. E poi nel mio rapporto con Dio, a volte se Gesù mi avesse invitata al banchetto non sarei andata, e se non avesse avuto briciole per me io ora dove sarei? Ecco a volte le briciole non sono gli avanzi del banchetto ma come l'omogeneizzato per i bambini, servono a farlo crescere finchè non sarà pronto per i cibi importanti. Grazie.

  19. Unknown dice:

    Grazie, papà, del contributo, per l'esperienza diretta che hai avuto della preparazione dell'incontro di Stoccolma e di Assisi, quest'estate nella frequentazione con il card. Ravasi, sul lago di Como. Ci sono fenomeni molto diversi nel tempo attuale e contrastanti. Sicuramente però i teorici che prevedevano la cosiddetta morte di Dio nella cultura e nella civiltà e anche nella religione, sono stati smentiti dall'evolvere degli eventi, dall'interesse crescente delle folle e dei pensatori per gli interventi di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, e altri fenomeni di interesse per Dio. Basta guardare come attualmente nella classifica dei saggi venduti in Italia siano presenti, anche per l'evento della morte del Card.Martini, che haa in classifica vari libri, come per la pubblicazione dell'intervista su Dio di card. Ruini, molti libri che parlano di Dio o della parola di Dio.La notizia del prendere le distanze dalla definizione di ateo, che tu dai, è una buona notizia nella stessa linea. Ricordo che negli anni dell'università avevo letto un libretto di Gilson, edito da Vita e pensiero, che si chiamava L'ateismo difficile. Illuminante, già allora, scritto in anni del tutto diversi, su quello che dici tu. Anche Gilson sosteneva che é più difficile concettualmente, filosoficamente essere ateo,anzi dimostrare, secondo lui, la non esistenza di Dio è del tutto impossibile. In quel libro colsi il fallimento della profezia intellettuale di Nietzche, che si lanciava fino a prevedere lo scomparire, dopo la morte di Dio, dei bestemmiatori. La loro persistenza, che è purtroppo palese, è invece come una costante controprova dell'impossibilità per l'essere umano di liberarsi dell'idea stessa di Dio. Perché invece Dio è presente come un padre. Potrà mai un figlio decidere con convinzione convincente della non esistenza di suo padre?
    Aspetto prossimi approfondimenti.

  20. Unknown dice:

    Si,grazie! E' vero, l'anima spesso è bambina, ha bisogno di cibi frullati, pappe, porzioni da cucchiaino…ma forse come i bambini deve cibarsi frequentemente. Dobbiamo ascoltare il suo pianto da fame, per dargli una poppata. La briciola può essere un pensiero, un ispirazione, una frase del Vangelo, un'Ave Maria. Un sorriso, un'aiuto ricevuto sul lavoro, un messaggio breve, un cinguettio. Un quadro ammirato. Briciole ricevute, briciole date. Nel mio libro sull'Eucaristia ricordo che commentavo questo episodio pensando che anche l'Eucaristia ci viene data quasi come una briciola, eppure in sé ha tutto il creatore dell'universo e il nostro Salvatore.

  21. Caro Andrea, ho gradito la tua articolata risposta alla mia domanda sul possibile passo indietro degli atei, che si differenzia da quella necessariamente stringata per motivi di tempo, in prossimità di chiusura della trasmissione di Prima Pagina – Rai 3 -, datami dal direttore di Avvenire Marco Tarquinio conduttore della trasmissione, sabato mattina. Alla mia domanda se il rifiuto degli atei svedesi presenti a Stoccolma alla puntata del Cortile dei Gentili di essere chiamati tali, o non credenti o laici fosse da interpretare come una parziale distacco dal loro ateismo , in un possibile passo indietro, la risposta è stata che questi atei che preferiscono essere definiti "amanti del pensiero", sarebbero soltanto alla ricerca.
    S'intende alla ricerca di Dio. Quindi si trovano in un percorso meno negativo, a mio parere. Figure di questi atei possono essere ravvisate in Giorello, che in una intervista dice di leggere non solo NIetsche, ma anche Giovanni della Croce, oppure in Vincenzo Cerami che definisce il Cortile dei Gentili un'occasione unica di incontro tra credenti e non credenti. Il cardinal Ravasi in prossimità della puntata di Assisi del "Cortile" ha scritto domenica un articolo interessante, in cui contesta la paternità della parola "laico", dimostrando che non ha nessuna attinenza col non credente. Laico è semplicemente l'opposto di chierico. Conto che questa assurdità etimologica venga evidenziata e finalmente epurata dal linguaggio corrente nell'alto Bruno consesso di Assisi che si svolgerà tra il 5 e il 6 Ottobre prossimi.

    Bruno Mardegan

  22. Unknown dice:

    Se si arrivasse alla purificazione linguistica, e di pensiero che auspichi, si farebbe tutti un bel passo avanti. L'essere in ricerca è una grande cosa. Card. Scola intitola la sua lettera per l'anno della Fede: Alla scoperta del Dio Vicino. Dio è vicino, lo si può scoprire, incontrare. Giovanni Paolo II amava dire: è Lui che ci cerca, che viene incontro a noi. Ci cerca come una pecorella smarrita. A proposito di fede che è coerente alla ragione, anche se deve fare un salto in più, per il quale Dio stesso ci dà la forza, la grazia, mi torna alla mente quello che mi diceva un parroco amico, filosofo contadino, anni fa, con frase provocatoria: Dio non lo si trova con la testa ma con le ginocchia! Piegando le ginocchia, con umiltà, chiedendo la grazia, adorando la sua bellezza, la sua grandezza e il suo amore per noi. Così si supera il grande ostacolo che è dentro di noi, a conoscerlo e ad amarlo. Lui non si impone: Gesù fa cenno di andarsene quando i due di Emmaus gli dicono: resta con noi! altrimenti si fa sera, si fa notte! Il buio ci sovrasta,la paura ci attanaglia e la solitudine delle non spiegazioni, o delle spiegazioni non convincenti sulla nostra vita non ci farà prendere sonno. Allora, solo allora lui torna indietro e si ferma con loro. E si aprono i loro occhi allo spezzare del pane. Quante conversioni avvengono davanti all'Eucaristia, durante la Messa. Penso ad André Frossard: Dio esiste, io l'ho incontrato , si intitolava la sua testimonianza, che fu molto conosciuta negli anni sessanta. Figlio del fondatore del partito comunista francese, ebreo di famiglia ma ateo da sempre per il quale la stessa idea di Dio era stata assente lungo tutta la sua vita. Un amico collega di lavoro,cattolico e simpatico, gli fa leggere un libro di cui lui non capisce nulla. Ma evidentemente gli fece bene leggerlo. Poi entrò a cercarlo in una chiesa parigina dove si era soffermato e non usciva più. C'era l'adorazione perpetua…e lui fu folgorato dalla fede. Entrò nella chiesa ateo e uscì cattolico, apostolico,romano. Non sono sempre così le conversioni, ma queste storie insegnano, che insieme all'impegno del pensiero è indispensabile l'azione di Dio nell'anima. Che si può chiedere: anche un ateo può chiedere nell'intimo del cuore: Dio, se esisti aiutami.

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