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LA VITA ORDINARIA LUOGO DELL’INCONTRO CON GESU’: EGLI CI ASPETTA Lì DOVE CI INVIA. Omelia del card. Scola nella messa per san Josemarìa nel Duomo di Milano. 20 giugno 2013


Al termine il card. Scola, con don Matteo saluta una famiglia

Messa solenne nel Duomo di Milano il 20 giugno 2013, nella memoria di san Josemarìa. Concelebravano una trentina di sacerdoti, molti dei quali parroci o coadiutori della diocesi di Milano. Altri giunti da lontano come il parroco di Champoluc ed un sacerdote del Madagascar che sta imparando l’italiano e gli dà una mano come coadiutore. Concelebrava anche don Robert Romulus Popa sacerdote greco-cattolico rumeno, che cura la comunità presente a Milano, con i paramenti propri del suo rito. Il sito della diocesi dice che erano presenti ottomila fedeli. Le letture proclamate sono state le seguenti: Lev 19,1-2.17-18; Sal 111; 1Cor 9,16-19.22-23; Lc 5,1-11. Il Vangelo di Luca, la pesca miracolosa del “prendi il largo” detto da Gesù a Pietro dopo una notte di pesca infruttuosa,  è quello che anche il Rito Ambrosiano ha scelto come proprio della memoria di san Josemarìa.  L’omelia del Cardinale è tratta dal sito della chiesa di Milano. Prima dell’omelia riferisco le parole con le quali don Matteo Fabbri, Vicario della Prelatura per l’italia, ha rivolto un saluto al card. Scola all’inizio della Concelebrazione. Il clima era di grande raccoglimento festoso e commosso. Al termine della Messa prima della benedizione finale, che ci ha chiesto di portare a tutti, in particolare ai bambini, anziani e malati, alle persone che soffrono o che stanno nell’ombra della morte, il Cardinale ha menzionato il Prelato dell’Opus Dei, in unità con il quale la Messa era stata celebrata. All’uscita il cardinale si è intrattenuto a salutare le autorità presenti, i fedeli di ogni condizione, in particolare i bambini, gli sposi novelli e i malati. 
Per chi desidera vedere il video del’omelia che lo stesso card. Scola ha twittato, clicchi qui sopra per il link.


Saluto di don Matteo: 

“Eminenza Reverendissima, desidero ringraziarla a nome di tutti per aver voluto anche quest’anno presiedere l’Eucaristia nella memoria di san Josemaría. Stiamo percorrendo un Anno della Fede di straordinaria importanza per tutta la Chiesa. Abbiamo vissuto con intensità di preghiera, comunione ecclesiale ed emozione: le dimissioni di Benedetto XVI; la visita ad limina dei vescovi lombardi nella quale Papa Benedetto ha indicato l’importanza della Chiesa in Lombardia per tutta Europa; la preghiera per Sua Eminenza e per tutti i Cardinali riuniti nel conclave;
così come l’accoglienza filiale a Papa Francesco, come grande dono di Dio alla sua Chiesa. E’ stata un’occasione speciale di catechesi sulla Chiesa e sul Romano Pontefice, e di incoraggiamento ad amici e conoscenti per intraprendere un nuovo cammino di conversione a Cristo. In quest’anno, noi fedeli della Prelatura, cooperatori e amici, sacerdoti e laici, stiamo cercando, affidandoci alla grazia di Dio, di illuminare gli ambienti di lavoro e sociali, la famiglia e tutte le realtà umane con la luce di Cristo che portiamo nel cuore. Ci insegna san Josemaría che “il mondo può essere santificato e che a noi cristiani tocca in modo particolare questo compito… A rigore, non si danno realtà nobili che siano tali in senso esclusivamente profano, dal momento che il Verbo si è degnato di assumere integralmente la natura umana e di consacrare la terra con la sua presenza e con il lavoro delle sue mani.” (È Gesù che passa, n. 120). Con questo spirito, che mette in evidenza la chiamata apostolica del battesimo di tutti i fedeli, abbiamo accolto con gioia la sfida che Lei ha lanciato nel Giovedì santo, a tutta la chiesa Ambrosiana e in particolare ai milanesi, di abbattere tutti i bastioni che ci separano  ancora da persone e ambienti dell’umana esistenza. Fedeli allo spirito di San Josemaría vogliamo servire la Chiesa come essa vuole essere servita. Per questo siamo contenti di accogliere il suo desiderio di affidare a sacerdoti dell’Opus Dei una  parrocchia in Milano a partire dal prossimo mese di settembre. In unione di preghiera e di intenzioni con il pastore della Chiesa Ambrosiana, chiediamo al Signore in questa celebrazione Eucaristica grazie abbondanti per corrispondere alla Sua volontà.”

Dal Vangelo secondo Luca.


Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Omelia del Card. Angelo Scola:
1. «Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti» (Vangelo, Lc 5,1-2). Troppe volte, carissimi figli, ascoltiamo il Santo Vangelo senza sufficiente concentrazione e corriamo il rischio di perdere preziosi dettagli attraverso i quali il Verbo di Dio, fattosi carne, ci è venuto incontro.
Così il brano evangelico appena proclamato ci presenta Gesù nel luogo del lavoro quotidiano dei suoi conterranei: il lago di Gennèsaret. Alcuni di loro hanno lavorato tutta la notte e ora si stanno dedicando alle ultime operazioni: riassettare e lavare le reti. In quel luogo di lavoro e a partire da quel luogo Gesù comincia ad insegnare alla folla. E lo fa «dalla barca» (Vangelo, Lc 5,3), non dal pulpito o dalla cattedra, mostrandoci in questo modo che non ci sono spazi riservati o esclusivi per l’annuncio del Vangelo.
Lo comprese ben san Josemaría e lo insegnò ai suoi figli e a tutti i cristiani, come nell’indimenticabile omelia “Amare il mondo appassionatamente”: «Pensate un momento alla cornice della nostra Eucaristia, della nostra Azione di Grazie: ci troviamo in un tempio singolare; si potrebbe dire che la navata è il campus universitario, la pala d’altare è la biblioteca dell’Università; attorno ci sono le gru per la costruzione dei nuovi edifici; e, sopra di noi, il cielo di Navarra… Non è forse vero che questo sguardo a ciò che abbiamo intorno ci conferma che è la vita ordinaria il vero “luogo” della vostra esistenza cristiana? Figli miei, lì dove sono gli uomini vostri fratelli, lì dove sono le vostre aspirazioni, il vostro lavoro, lì dove riversa il vostro amore, quello è il posto del vostro quotidiano incontro con Cristo».
2. Molto acutamente san Josemaría identifica la vita ordinaria non semplicemente come il luogo della missione, ma come l’ambito «del quotidiano incontro con Cristo». Non c’è infatti missione, non c’è apostolato che non scaturisca dall’incontro con Cristo lì dove viviamo e siamo stati inviati.
Il quotidiano non di rado è attraversato dalla fatica e dalle prove, spesso il cuore è appesantito e sfiduciato: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla» (Vangelo, Lc 5,5). Quante volte questo “non abbiamo preso nulla” sembra l’ultima parola sulla nostra vita! Ma è proprio qui che il Signore ci viene incontro. Pietro non si ferma né alla fatica né al fallimento dei suoi tentativi. Attenzione, però: dobbiamo capire bene qual è la molla che gli permette di riprendere. Egli non dice a Gesù: “Lasciami riposare un po’, recuperare le forze e poi riprendo”; e neanche: “Va bene, stringo i denti”… Ma: «Sulla tua parola, getterò le reti» (Vangelo, Lc 5,5), ed è quel “tua” a decidere tutto. Ciò che rende possibile a Pietro di stare fino nel fondo nel suo quotidiano, senza ritirarsi malgrado l’insuccesso, è il rapporto con Gesù: «sulla tua parola».
Il quotidiano, infatti, è anzitutto il luogo dell’incontro con Gesù, è il luogo in cui Cristo manifesta la Sua gloria: «Fecero così e presero una quantità enormi di pesci e le loro reti quasi si rompevano» (Vangelo, Lc 5,6). In modo inaspettato e sovrabbondante: due tratti caratteristici della grazia di Cristo. Egli sempre ci sorprende, realizzando nella nostra vita quello che noi non osiamo nemmeno immaginare né desiderare.
Così la vita ordinaria è il luogo della missione perché è il luogo dell’incontro con Gesù: Egli ci aspetta lì dove ci invia.
3. Di fronte a questo non c’è obiezione che tenga: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore… Non temere» (Vangelo, Lc 5,8.10). All’inizio di ogni missione cristiana c’è questo invito: “Non temere!”. è stato rivolto alla Vergine Maria, alle donne che trovarono il sepolcro vuoto, agli apostoli e, secolo dopo secolo, continua ad essere rivolto ad ogni cristiano chiamato ad essere santo e apostolo.
4. Si comprende, allora, il severo, accorato monito di san Paolo: «Guai a me se non annuncio il Vangelo!» (Epistola, 1Cor 9,16). Ne va della verità della sua persona! L’annuncio del Vangelo, l’apostolato – che trova nella vita ordinaria il suo luogo proprio – nasce ogni giorno dalla fede, cioè, dall’incontro gratuito con Gesù Risorto nella Chiesa. Nasce dalla gratitudine, che sola rende capaci di «farsi tutto a tutti, per salvare a ogni costo qualcuno» (Epistola, 1Cor 9,23).
Come è stato ricordato, da don Matteo Fabbri e lo ringrazio,  la nostra Chiesa ambrosiana, di fronte alla forte evoluzione in atto nella nostra società lombarda, sullo sfondo dei mutamenti che stanno interessando il nostro paese e l’intera Europa, è chiamata ad una più decisa comunicazione di Gesù Cristo come Evangelo dell’umano. Parrocchie, unità e comunità pastorali, comunità religiose, associazioni e movimenti, decanati, zone pastorali sono chiamati a riscoprire tutto il peso dell’affermazione di Gesù nella parabola della zizzania: «Il campo è il mondo» (Mt 13,38). Il mondo va concepito dinamicamente come luogo della vita delle persone e dell’esprimersi delle loro relazioni. In questo senso, esso è costituito da tutti gli ambienti dell’esistenza quotidiana degli uomini e delle donne: famiglie, quartieri, scuole, università, lavoro in tutte le sue forme, modalità di riposo e di festa, luoghi di sofferenza, di fragilità, di emarginazione, ambiti di edificazione culturale, economica e politica… in sintesi, il mondo è la società civile in tutte le sue manifestazioni.
Si tratta di raccogliere l’invito pressante a muoverci in questa direzione che ci viene da Papa Francesco: «Quando la Chiesa diventa chiusa, si ammala, si ammala (…) La Chiesa deve uscire da se stessa. Dove? Verso le periferie esistenziali, qualsiasi esse siano, ma uscire. Gesù ci dice: “Andate per tutto il mondo! Andate! Predicate! Date testimonianza del Vangelo!” (cfr Mc 16,15)» (Veglia di Pentecoste, 18 maggio 2013).

5. A quest’opera di santità e di evangelizzazione siete chiamati, insieme a tutti gli altri fedeli dell’Arcidiocesi, anche voi che, a vario titolo, partecipate della vita della Prelatura dell’Opus Dei. Affidiamoci all’intercessione di san Josemaría, chiedendo al Padre la grazia «di essere configurati al suo Figlio Gesù per mezzo del lavoro quotidiano, e di servire con ardente amore l’opera della Redenzione» (All’inizio dell’Assemblea Liturgica). Amen.

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