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CAMMINARE, di don Valentino Guglielmi

Foto di Sofia Mardegan

Riannodo la pubblicazione di pensieri di don Valentino, che so molto graditi ai lettori del blog. Proprio in questi giorni sto seguendo un corso di formazione in montagna. Predico una meditazione quotidiana, faccio qualche lezione e ascolto nella direzione spirituale le persone che lo vogliono. Percorrendo sentieri stavo proprio riflettendo sul fatto che il cristianesimo è definito dagli atti degli apostoli: “via”, che spesso noi lo definiamo una strada, un cammino, anche san Josemarìa Escriva nel suo celebre libro: Cammino, e in quell’altra omelia Verso la santità. Quindi la vita cristiana, la santità, è un percorso, incerto, a volte invece sicuro, sempre nuovo, in fieri, presi per mano da Dio, guidati da Lui, tutti i giorni. Sbaglieremmo nel considerarla uno stato, un raggiungimento oggi per sempre e da conservare e basta. Ci pensa nostro Signore a lasciarci sempre in cammino, con le sorprese dei boschi oscuri e dei guadi difficili, e delle pianure verdeggianti e assolate, dei panorami sorprendenti. Considerando per bene che la guida di questo sentiero della nostra vita spirituale è Lui, e che non conosciamo quando e come raggiungeremo la meta, né possiamo prevedere le tappe intermedie, le soste sulle sponde dei laghetti di montagna, all’ombra dei pini…considerandolo bene tutto ciò potremmo bandire ogni scoraggiamento per un ipotetico risultato risultato non ancora raggiunto: non è dato a voi conoscere i tempi, direbbe Gesù come ai suoi apostoli che lo intervistavano poco prima dell’Ascensione: “succederà finalmente oggi il tuo successo nazionale e internazionale?” Non tocca voi sapere, ma siatemi testimoni. Questo si: datevi da fare. Oppure direbbe: tante cose avrei da dirvi ma non siete in grado di portarne il peso. Le spiegherò, le spiegherà lo Spirito Santo, alle generazioni successive. Siatemi testimoni. Per questo , quando ho riletto come don Valentino spiega con l’acume essenziale di sempre che la vita è camminare, non ho esitato a riproporlo qui.



CAMMINARE
04. 12. 01

Il passo presente, lo sforzo che ora mi porta avanti pochi centimetri, deve essere illuminato dal punto di partenza – il mio – e dalla meta – la mia -.
Il punto di partenza è il dono che il Creatore mi ha fatto: il dono di me stesso. L’operazione si è attuata in una notte di dolcissima follia vissuta dai miei genitori. Quella follia ha scritto il mio codice di identificazione personale al di là delle loro intenzioni e della loro consapevolezza, mi ha lanciato verso la luce, alla ricerca del compimento di me stesso come desiderio di felicità. Io sono il desiderio della felicità che ha la sua pienezza in Dio e la sua strada nella luce che accende la bellezza dei miei fratelli e delle mie sorelle. Se avanzo vedo di più altrimenti mi assopisco nella mediocrità e nella tristezza


Non mi posso fermare lagnandomi delle asperità del terreno o attendere che qualcuno – chi? – me le spiani. Ci passo una volta sola. Per questo non ha senso che mi attardi a spianare la strada. Mi conviene chiamare a raccolta le mie forze per quanto esigue e metter mano ad ogni risorsa per salire fino a posare la mani per terra quando i piedi non bastano. Porterò la testa fuori dalla nebbia e allora comincerò a vedere. 

3 pensieri su “CAMMINARE, di don Valentino Guglielmi”

  1. DV dice:

    mi immagino le montagne che sta percorrendo….e penso che la mia giornata e' un monte da risalire….e alla sera la testa esce dalla nebbia e vedo…e godo anche di quello che non ho visto quando ero nella nebbia
    Grazie DV

  2. Unknown dice:

    Mettere mano ad ogni risorsa…fondamentale. lavoro piu facile con grandi guide!! Grazie
    Silvana

  3. Anonimo dice:

    Lungo il percorso il cammino puó esigere bivacchi che si possono protrarre anche a lungo. Non sempre le forze vanno richiamate per andare oltre: a volte servono per stare sul punto esatto in cui sei, resistendo al vento. Preghi che le corde reggano, che il chiodo tenga. In quei momenti serve fare memoria: memoria delle stelle che abbiamo visto brillare nel cielo terso, della falce di luna, del sole. Perché c'è ancora tutto, anche se non si vede. Memoria del compagno di cordata che é comunque lì con te, pur se silenzioso. Memoria della meta. Senza peró nascondersi che vorresti con tutta l'anima sentire una voce amica…
    Che ne pensa?

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