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FINO ALL’ULTIMO RESPIRO. Parole e immagini dell’ordinazione episcopale di Mons. Fernando Filograna

Il settimanale diocesano della diocesi di lecce, L’ora del Salento, on line, riporta parole e immagini dell’ordinazione episcopale di mons. Fernando Filograna che il 28 settembre ha fatto l’ingresso nella cattedrale di Nardò e il 6 ottobre lo farà in quella di Gallipoli. Scelgo per i lettori del blog alcune parole di ringraziamento di don Fernando al termine della Messa di ordinazione. Tra i ringraziamenti ha voluto anche citare il Prelato dell’Opus Dei e i sacerdoti dell’Opera che lo hanno aiutato lungo gli anni del suo sacerdozio ad comprendere nel suo ministero sacerdotale il significato dell’Omnia in bonum di san Paolo che é diventato il
motto del suo stemma episcopale. Poi alcune parole dell’omelia del Vescovo ordinante, mons. D’Ambrosio, Vescovo di Lecce, poi brevi notizie su due messe successive: quella nel suo paese natale, Lequile, dove ha celebrato su un altare di legno costruito da suo padre falegname del paese (che ha assistito alla messa dal cielo), e quella nella parrocchia di Trepuzzi dove  è stato parroco dodici anni, ricordo quando sono andato a trovarlo in quella sua parrocchia, e so che vi è molto amato.


“Ti amo, mio Dio, e il mio desiderio è di amarti fino all’ultimo respiro della mia vita. Ti amo, o Dio infinitamente amabile, e preferisco morire amandoti, piuttosto che vivere un solo istante senza amarti. Mio Dio, se la mia lingua non può dire ad ogni istante: ti amo, voglio che il mio cuore te lo ripeta ogni volta che respiro. Ti amo, mio divino Salvatore, perché sei stato crocefisso per me e mi tieni quaggiù, crocifisso per te. Mio Dio, fammi la grazia di morire amandoti e sapendo che ti amo” (Curato d’Ars). Ho preso in prestito dal Curato d’Ars queste parole che racchiudono i sentimenti del mio cuore al termine di questa solenne celebrazione eucaristica. Ringrazio il Signore perché mi ha fatto dono di una vocazio­ne/missione così grande. Se la mia vita ha conservato una logica e una coerenza, è perché l’ha guidata Lui, l’ha illumi­nata e l’ha gratificata con la sua misericordia.
“Grazie, Signore, per avermi oggi comunicato il tuo Spirito, grazie per avermi confermato nel tuo amore, grazie perché ti fidi e mi affidi ciò che di più caro possiedi: i tuoi fratelli, per i quali hai dato la vita, mi affidi la chiesa di Nardò-Gallipoli, tua amata sposa, nata dal tuo costato trafitto per amore. Rinnovo oggi la mia fede e la mia lode: ti benedico e ti rin­grazio per avermi creato, fatto cristiano e tuo sacerdote per sempre. A te la lode, o Santa Trinità, eterno Dio, fonte di ogni bene”. In questo rendimento di grazie al Signore pongo ora ogni altro ringraziamento. Il primo pensiero va a Papa Francesco che presiede alla carità nella Chiesa: lo ringrazio per la freschezza del Vangelo e per l’amore verso la Chiesa, che risplendono sul suo volto di innamorato di Dio; lo rin­grazio per aver chiamato me alla grazia dell’episcopato e gli assicuro fedeltà, obbedienza e preghiera. Ma il mio grazie, con il cuore commosso e pieno di affetto è per Lei, Eccellenza, Pastore della Chiesa di Lecce, per me fin dal primo incontro è stato padre amato e fratello esempla­re. La stima e amicizia a me riservate in questi anni, insieme al dono dello Spirito Santo e all’imposizione delle mani di questa sera, sono stati i più bei tasselli della storia sacra che il Signore va tracciando per me dal giorno del mio battesimo. Il primo Vescovo che voglio abbracciare è Mons. Domenico Caliandro, Arcivescovo di Brindisi, che ha guidato per 13 anni la diocesi di Nardò-Gallipoli: con grande trepidazione pren­do il suo posto. Le assicuro, Eccellenza, che mi sforzerò di portare avanti nella fedeltà e nella continuità il suo progetto pastorale, che in questi giorni ho avuto modo di conoscere e apprezzare. Ed è naturale che il pensiero corre in questo mo­mento alla amatissima Diocesi di Nardò-Gallipoli.  Vorrei abbracciare e salutare ciascuno, anche chi, in fondo a questa magnifica piazza del Duomo, non riesco a scorgere. E quanti ci seguono attraverso Teleonda. In mezzo a voi vedo le parrocchie di Lequile, Trepuzzi, San Giovanni Maria Vianney, le varie parrocchie della diocesi di Lecce e di Nar­dò-Gallipoli: grazie perché in questi giorni mi avete promesso il continuo sostegno nella preghiera per servire il Signore nel modo e nei luoghi dove mi manda. Perdonatemi, se non riuscirò a salutarvi tutti, ad uno ad uno, al termine di questa liturgia. Chiedo stasera al Signore che la grazia che sta dando ancora una svolta alla mia vita, possa diventare un dono e una provocazione per ciascuno di voi, per vivere con più consapevolezza il compito che il Signore vi ha affidato, per crescere nella fede, per diventare testimo­nianza luminosa verso i tanti fratelli cui il Signore ci manda. Desidero infine ringraziare il Signore per la mia amata fami­glia, la mia mamma e le sorelle insieme a tutti i parenti che mi sono stati accanto in questi anni, un caro ricordo a papà e ai parenti che sono in cielo, e che insieme a tanti altri mi hanno aiutato a crescere nella fede. In questi giorni mi è stato naturale andare con il ricordo alla mia infanzia, alla vita nel mio paese, in parrocchia, ai sacerdoti vivi e defunti, ai ca­techisti, a quei tanti volti di laici dalle cui mani mi sono giunti i doni del Signore. Rivedo il volto di tanti che, nelle differenti stagioni della vita, mi hanno aiutato a maturare nella fede, esempi edificanti di sacerdoti e di laici, pronti a farsi plasmare la vita dall’azione dello Spirito. A tutti il mio grazie, per tutti la mia preghiera. Grazie a quanti hanno organizzato questa suggestiva liturgia: ai fratelli sacerdoti, ai collaboratori, al coro, che ci hanno aiutato a pregare. 

Ecco alcuni passi dell’Omelia di mons. D’Ambrosio, con consigli paterni e grandi orizzonti pastorali e apostolici, nati anche dalla conoscenza di don Fernando e dalla sua esperienza del ministero episcopale.
Carissimo fratello, in questo snodo importante della tua vita, non ti mancano timori e paure, me ne hai confidati tanti. For­se in questi giorni alle orecchie del tuo cuore e della tua men­te sono risuonate le parole di Sant’Agostino: “Nel momento in cui mi dà timore l’essere per voi, mi consola il fatto di essere con voi. Per voi infatti sono vescovo, con voi sono cristiano. Quel nome è segno dell’incarico ricevuto, questo della grazia. Quello è occasione di pericolo, questo di salvezza” (Discorso 346). Ma non avere paura: Cristo Gesù chiamandoti a questo sublime ministero si è fidato di te. Perciò fidati di Lui. Per te oggi le parole del Profeta Geremia: “Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò e dirai tutto quello che ti ordinerò. Non aver paura perché io sono con te per proteggerti” (Ger 1,7-8). Oggi lo Spirito del Signore invade la tua vita. È su di te.
Chiamato a portare la buona notizia, dovrai saper lottare contro la coalizione dei nemici della gioia che negli ultimi tempi si sta ingrossando, agitando ancor più spauracchi che incrinano la serenità liberante dell’amore di Dio che continua a salvare. Fratelli della Chiesa sorella di Nardò-Gallipoli, il Vescovo Fernando viene in mezzo a voi come l’usciere della gioia, impegnato con voi a mettere alla porta la tristezza dei tormenti e la defatigante altalena di speranza e delusioni. Viene nel nome del Signore a portarvi e a restituirvi, ove ce ne fosse bisogno, la gioia. Sarà a tempo pieno ‘collaboratore della vostra gioia’. Non la gioia dello scanzonato e del super­ficiale, ma quella dell’uomo che cerca il volto di Dio e sta alla sua presenza, contemplando e lodando, e torna ai suoi fratel­li come latore e garante dell’amore provvidente che trova la sua gioia nell’abitare con i figli degli uomini. Ogni giorno, fratello vescovo, dovrai metterti in cammino. Il ministero del vescovo è sulla strada. Risuonano forti, chiare e decise le parole del Signore Gesù: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19), “Andate in tutto il mondo“ (Mc 16,15), “Sarete miei testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra” (At 1,8). Parole che in un momento in cui la fatica dell’annunzio e la manifesta e cocciuta sordità alla Parola che salva, costretta a farsi strada nel ginepraio delle tante parole gridate, sussurra­te e messaggiate nei mille canali della odierna comunicazio­ne, generano in noi paure e tentazioni al ribasso. Caro don Fernando, non hai bisogno di consigli. Hai, come tutti noi, il Maestro interiore che continuerai ad ascoltare nell’ampio spazio della quotidiana contemplazione, che ti aiu­terà ad affacciarti al mistero. Ogni giorno dovrai accogliere, abbracciare, ascoltare tutti coloro dei quali hai la responsabilità di pastore. Le porte del tuo ovile dovranno rimanere aperte. Chi ha bisogno del pastore, del vescovo, non dovrà essere costretto a lunghe soste in sale d’attesa. Talvolta, ma forse molto spesso, siamo costretti, da un compito che non ci viene dal sacramento ma dal dover essere custodi di opere d’arte da salvaguardare, ad abitare in grosse dimore: che non diventino una sorta di diaframma che ci distanzia e separa dalla concretezza di situazioni in cui vivono i nostri fratelli. Ogni giorno reggerai, governerai “la Chiesa che ti è stata affidata come vicario e delegato di Cristo, col consiglio, la persuasione, l’esempio, ma anche con l’autorità e la sacra potestà della quale però non ti servirai se non per edificare il tuo gregge nella verità e nella santità” (LG 27). Guiderai la Chiesa di Nardò-Gallipoli con il bastone del pa­store e la inesauribile carica di amore del Padre, ascoltando, dialogando, consultando, chiedendo consiglio. Ricordati che la tua, è l’ultima parola che ascolta, raccoglie, sintetizza le parole precedenti. La categoria a cui ti iscrivi e che ti dovrà appartenere, ce lo ricorda il “pastore e custode delle nostre anime” (1Pt 2,25), è quella del servizio: sei mandato a ser­vire.
Perciò: dovrai curvarti e non curvare, dovrai ammonire ma non disprezzare, dovrai correggere ma non condannare, dovrai dimenticare e perdonare. Ora la tua Chiesa Madre e il suo Pastore ti salutano e, come Paolo agli anziani di Efeso a Mileto ti affidano a Dio e alla Parola della sua grazia (cf At 20,32). La Vergine Santa Assunta in cielo, titolare delle Chie­se Cattedrali di Lecce e di Nardò-Gallipoli, ti accompagni e ti custodisca nel suo materno amore.

Messa a Lequile, paese natale
Una Piazza San Vito gremitissima, festante e gioiosa, ha, infatti, ac­colto il ritorno a casa del suo figlio vescovo, nato e cresciuto proprio a pochi passi da lì, nella piccola e storica via Solferino. È proprio all’insegna dei ricordi e delle memorie, degli aneddoti e delle emo­zioni, dei visi riconosciuti e delle occhiate complici, che si è svolto il tanto atteso incontro tra il nuovo Vescovo della Diocesi di Nardò-Gallipoli e la cittadinanza lequilese. Dopo la visita al cimitero, S. E. don Fernando – accom­pagnato dalle autorità, e dai due sacerdoti della parrocchia – ha fatto il suo arrivo tra le lacrime e gli applausi scroscianti della folla. Il primo a prendere la parola è stato il Sindaco del paese, che, ha lasciato tutti di stucco con due emozionanti sorprese. La prima riguardava l’altare in legno che era stato posizionato sul palco e sul quale, da lì a poco, il Vescovo avrebbe celebrato la Santa Messa, realizzato dal papà di don Fernando, Mesciu Ucciu, sapiente falegname del paese. “Chissà se, al momento della sua realizzazione – ha sottolineato il Sindaco – Mesciu Ucciu ha mai solo pensato, o anche solo sperato, che un giorno su quell’altare avreb­be celebrato suo figlio, Vescovo di Nardò-Gallipoli”. L’emozione dell’intera comunità ha fatto da cornice alle lacrime di don Fernando. La seconda sorpresa è stata il dono della Mitra, sulla quale sono stati riprodotti i quattro evangelisti. Ha fatto seguito, poi, il discorso di don Luciano, che ha esaminato le relazioni intercorse tra Lequile e Nardò, e, infine, quello del protagonista, don Fernando Filograna. Un discorso molto semplice, diretto, che ha toccato il cuore di tutti, ricordando nomi, volti, episodi di vita vissuta in quella piazza e nell’Istituto Andrioli, luogo simbolo della sua formazione umana e cristiana. Alle suore che lo hanno educato e tutte le maestre e gli educatori ha dedicato una poesia di don Franco Lupo, in dialetto, con la voce rotta dall’emozione. Dopo i discorsi, don Fernando ha celebrato la santa messa, molto sentita e partecipata dall’intera comunità. I saluti finali e i fuochi d’artificio hanno concluso una serata davvero memorabile per Lequile, la sua comunità, e, non abbiamo dubbi, anche per il neo Vescovo e la sua famiglia. (Annalisa Nastrini)
Messa a Trepuzzi
don Fernando Filograna, ex Parroco per dodici anni della Parrocchia S. Maria Assunta della Chiesa matrice di Trepuz­zi, è ritornato nella cittadina nelle vesti di Vescovo. Don Flavio il parroco  ha preso per primo la parola e ha tracciato un breve profilo della figura di don Fernando. “Dio parla attraverso i Pastori di anime – ha esordito – e don Fernando è uno dei grandi portavoce di Dio” e, più in là ha rimarcato: “caro Don Fernando, con la tua parola sei entrato nella nostra vita….e sembra che tu appartenga ancora a questa Parrocchia” Ha parlato poi il festeggiato di casa, il quale ha dimostrato in ogni occasio­ne di voler veicolare il suo pensiero col cuore, con la generosità e l’altrui­smo che lo connotano, sulla scorta della propria inconcussa esperienza di fede, mai intermessa o obnubilata dalle varie e pur intricate vicissitudini dell’esistenza. Ha sottolineato ancora come Trepuzzi sia stata per lui uno scrigno ricco di memorie, di esperienze e di bei ricordi, per cui si è sentito per molti versi promosso alla nuova prestigiosa-onerosa carica dalla comu­nità trepuzzina. Una folla di fedeli, numerosa, assorta e colma di gioia terrena e spirituale assieme, ha partecipato alla cerimonia religiosa della messa celebrata da mons. Fernando; tra il prelato e i presenti si è stabilita una sorta di incon­scia, sotterranea empatia, che ha colmato i cuori e la mente di tutti, giovani e meno giovani, credenti e meno credenti, colti e meno colti, tutti straniati e smemorati di fronte ad ogni parola da lui pronunciata. (Luigi Elia)
Per chi lo desidera questo è il link al video della Messa di presa di possesso della Diocesi nella cattedrale di Nardò del 28 settembre. L’omelia è al minuto 57 fino al minuto 1h e 16.
http://www.oltreme.it/attualita/2040-video-insediamento-del-vescovo-filograna-nella-diocesi-di-nardo-gallipoli.html

Questo è un breve servizio di telegiornale di quattro minuti:

http://www.culturiachannel.it/videos/diocesi-festa/#.UkhORUA51YI.facebook

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