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IL PRIMO AMORE NON SI SCORDA MAI! Una testimonianza e una sintesi dell’incontro di papa Francesco con il clero di Roma, 16 settembre 2013

Ho saputo qualche particolare dell’incontro del Papa con i sacerdoti romani del 16 settembre 2013 da una lettera che don Robin Weatherill ha scritto a studenti, professori, medici e infermiere del Campus Biomedico di Roma di cui è cappellano. La riporto volentieri, insieme ad un resoconto del Vatican Information Service e uno dell’Osservatore Romano online. In attesa di poter leggere o ascoltare in video tutte le parole del Papa.


Carissimi, vi scrivo poche ore dopo il bellissimo incontro avuto questa mattina con Papa Francesco assieme ad una buona rappresentanza di tutto il clero romano. E’ stato un incontro molto intimo e toccante che penso abbia raggiunto i cuori di tutti i sacerdoti presenti che, ne sono sicuro, ne hanno tratto un grande giovamento.  Ho avuto la grazia di salutarlo di persona e di consegnargli una lettera scritta da un nostro giovane paziente malato di tumore  che ho incontrato in questi giorni nel girare per i reparti del Policlinico del Campus Biomedico. Siamo stati con lui per più di due ore ed anche questo parla del grande interesse che il papa Francesco attribuiva a questo incontro,  deciso già all’indomani della sua elezione. Mi permetto di segnalarvi solo un’idea che ha voluto condividere

con noi: sabato 21 settembre ricorrono i 60 anni da quando lui ha ricevuto la vocazione, fu nel 1953 che il giovane Bergoglio allora 17enne entrò in una chiesa di Buenos Aires e trovandovi un sacerdote nel confessionale si confessò e di seguito capì con una luce grande che Dio voleva tutto da lui, che lo voleva sacerdote. Ci ha chiesto quindi di pregare specialmente per lui il prossimo sabato 21 settembre, festa di San Matteo. Se potesse, ha detto, andrebbe alla chiesa di S. Luigi dei Francesi per ammirare , come ha faceva quando veniva a Roma , il quadro del Caravaggio. Ha lungamente insistito sull’importanza di tenere viva la memoria della nascita della propria vocazione, del primo amore, perché è lì che ogni vero innamorato ritorna sempre.  il Papa lo fa’, è un uomo di cuore , e ci invita ad imitarlo: il primo amore non si scorda mai! (don Robin Weatherill)


Nella Basilica di San Giovanni in Laterano, Papa Francesco ha incontrato il clero della Diocesi di Roma. In un clima di grande cordialità e fiducia, il Santo Padre ha invitato i sacerdoti a sentirsi liberi di chiedere qualunque cosa e, rispondendo alle domande, ha affermato di sentirsi soprattutto un sacerdote ed ora che è Papa avrebbe paura di sentirsi diverso. “Avrei paura di sentirmi un po’ più importante, no?, quello sì: ho paura di quello, perché il diavolo è furbo, eh? – ha detto – e ti fa sentire che adesso tu hai potere, che tu puoi fare quello, che tu puoi fare quell’altro. (…) Ma grazie a Dio, quello non l’ho perso, ancora, no? E se voi vedete che una volta l’ho perso, per favore, ditemelo (…) e se non potete dirlo privatamente, ditelo pubblicamente, ma ditelo: ‘Guarda convertiti!’, perché è chiaro, no?”.
Papa Francesco si è anche soffermato sulla fatica dell’essere sacerdoti perché il lavoro del sacerdote è duro. C’è una “fatica del lavoro” e quella “la conosciamo tutti. Arriviamo alla sera, stanchi di lavorare e passiamo davanti al Tabernacolo per salutare il Signore. Sempre bisogna passare dal Tabernacolo. Quando un prete è in contatto con il suo popolo, si fatica. Quando un prete non è in contatto con il suo popolo, si fatica, ma male e per addormentarsi deve prendere una pastiglia, no? Invece, quello che è in contatto con il popolo, che davvero il popolo ha tante esigenze – ma sono le esigenze di Dio, no?, quello fatica sul serio, eh?, e non sono necessarie le pastiglie”.
C’è però una “fatica del cuore” che si vede “prima del tramonto della vita” dove “c’è la luce buia e il buio un po’ luminoso”. “È una fatica che viene nel momento in cui dovrebbe esserci il trionfo” e invece “viene questa fatica”. “Il prete si interroga sulla sua esistenza, guarda indietro” al cammino fatto e pensa alle rinunce, ai figli che non ha avuto e si chiede se ha sbagliato, se la sua vita “è fallita”. Il Papa ha così citato la fatica di tante figure nella Bibbia, da Elia a Mosé, da Geremia fino a Giovanni Battista che nel “buio del carcere” vive “il buio della sua anima” e manda i suoi discepoli a chiedere a Gesù se è davvero Colui che stanno aspettando. Cosa può fare dunque un sacerdote che viva l’esperienza del Battista: pregare, “fino ad addormentarsi davanti al Tabernacolo, ma stare lì” e poi “cercare la vicinanza con gli altri preti” e soprattutto con i vescovi.
Nel rispondere ad una domanda sul servizio pastorale, Papa Francesco ha ribadito che non bisogna “confondere la creatività con fare qualcosa di nuovo. La creatività, ha detto, è “cercare la strada perché il Vangelo sia annunciato” e questo “non è facile”. “Non è soltanto cambiare le cose”. È un’altra cosa “viene dallo Spirito e si fa con la preghiera e si fa parlando con i fedeli, con la gente”. Il Papa ha ricordato un’esperienza vissuta quando era arcivescovo di Buenos Aires. Con un sacerdote si cercava di capire come poter rendere la sua chiesa più accogliente. “Ah, se passa tanta gente, forse sarebbe bello che la chiesa fosse aperta tutta la giornata … Bella idea! Anche sarebbe bello che ci fosse sempre un confessore a disposizione, lì… Bella idea! E così è andato”.
Questa, ha detto, è una coraggiosa creatività. E allora bisogna “cercare strade nuove”. La Chiesa, “anche il Codice di diritto canonico ci dà tante, tante possibilità, tanta libertà per cercare queste cose”. Bisogna “cercare i momenti di accoglienza, quando i fedeli devono andare in parrocchia per una cosa o un’altra”. Il Papa ha criticato severamente chi, in una parrocchia, è più preoccupato a chiedere soldi per un certificato che del Sacramento e così “allontana la gente”. Serve, invece, l'”accoglienza cordiale”: “che quello che viene in chiesa si senta a casa sua. Si senta bene. Che non senta che è sfruttato… Se “la gente vede che c’è un interesse economico” allora “si allontana”.
Papa Francesco ha proposto ai sacerdote la figura del prete “misericordioso”. Un prete innamorato deve sempre fare memoria del primo amore, di Gesù. Per me – ha detto il Santo Padre – questo “è il punto-chiave di un prete innamorato: che abbia la capacità di tornare con la memoria al primo amore… Una Chiesa che perde la memoria, è una Chiesa elettronica: non ha vita”. Il Papa ha quindi affermato che bisogna guardarsi dai preti rigoristi e lassisti. “Il prete misericordioso è quello che dice la verità, ma aggiunge: ‘Non spaventarti, il Dio buono ci aspetta. Andiamo insieme'”. Questo, ha soggiunto il Papa, “dobbiamo averlo sempre sotto gli occhi: accompagnare, Essere compagni di strada”. La conversione “sempre si fa così in strada, non in laboratorio”.
Il Santo Padre ha anche fatto riferimento agli scandali che hanno colpito la chiesa affermando che si devono affrontare i gravissimi problemi con lucidità ma senza pessimismi perché “La santità è più grande degli scandali”. “La Chiesa non crolla – ha detto il Papa – Mai la Chiesa è stata tanto bene come oggi, è un momento bello della Chiesa, basta leggerne la storia. Ci sono santi riconosciuti anche dai non cattolici – pensiamo alla Beata Teresa – ma c’è una santità quotidiana di tanti uomini e donne, e questo dà speranza. La santità è più grande degli scandali”.
Non è mancato nell’incontro il tema delle periferie esistenziali, riferito questa volta alla situazione dei cattolici divorziati risposati. “Un problema – ha ricordato Papa Francesco – non si può ridurre soltanto” se si possa “fare la comunione o no, perché chi pone il problema soltanto in questi termini non capisce qual è il vero problema”. È un “problema grave di responsabilità della Chiesa nei riguardi delle famiglie che vivono in questa situazione… La Chiesa “in questo momento deve fare qualcosa per risolvere i problemi delle nullità” matrimoniali. Il Papa ha ricordato che parlerà di questo argomento con il gruppo degli otto cardinali che si riuniscono i primi giorni di ottobre in Vaticano. Anche nel prossimo Sinodo dei Vescovi si parlerà sul “rapporto antropologico” del Vangelo con la persona e la famiglia, in modo che “sinodalmente si studi questo problema”. “Questa – ha sottolineato il Papa – è una vera periferia esistenziale”.
infine, in un clima di grande cordialità, il Papa ha ricordato che il prossimo 21 settembre ricorre il sessantesimo anniversario della sua vocazione al sacerdozio.

Lo sguardo misericordioso di Gesù sostiene il sacerdote nella fatica quotidiana della sua missione. Così è, da sessant’anni, per Jorge Mario Bergoglio. Divenuto vescovo di Roma sei mesi fa, stamani 16 settembre ha compiuto un passo decisivo per entrare nel cuore della sua diocesi. Nella basilica di San Giovanni al Laterano, cattedrale di Roma, Papa Francesco ha dialogato a lungo con il suo clero.

“Mi sento prete” ha confidato. E ripercorrendo anche le sue esperienze personali a Buenos Aires, ha rivelato di non avere mai avuto la tentazione di sentirsi più importante da quando è Papa. Al clero romano ha chiesto in particolare di pregare per lui. Soprattutto il 21 settembre, festa di san Matteo. Perché proprio quel giorno, sessant’anni fa, ha scoperto la vocazione al sacerdozio.
Nella prima parte dell’incontro – introdotto dal Veni creator Spiritus e da un passo del vangelo di Giovanni – il Papa ha parlato anzitutto della buona fatica del sacerdote per la missione in mezzo al popolo. Essere prete, ha assicurato, significa lavorare molto, perché la gente ha oggi più che mai tante esigenze. E la sensazione della fatica, ha aggiunto, comprende per il sacerdote anche domande forti su stesso, sulla bontà della propria vocazione e sulle rinunce che essa comporta, prima fra tutte la paternità biologica. Ma è una fatica che il sacerdote vive e supera con tutto il suo essere. Tra i vari esempi biblici a cui si è riferito, il vescovo di Roma ha indicato soprattutto Maria che, come diceva Giovanni Paolo II, aveva una “peculiare fatica del cuore”. Del resto, la preghiera e la vicinanza agli altri, a partire dal proprio vescovo, sono per il prete un antidoto efficace nei momenti di maggiore fatica.
Papa Francesco ha poi risposto alle domande di cinque rappresentanti del clero romano, affrontando insieme con loro alcune questioni centrali nella vita della Chiesa. Ha subito invitato i preti a essere coraggiosi, ad avere una giusta creatività, che non significare fare qualcosa di nuovo per forza, per arrivare alla necessaria conversione pastorale. Le parrocchie, ha raccomandato, devono essere sempre aperte e accoglienti, magari con il confessore a disposizione. Anche i laici che si occupano dell’amministrazione devono mostrare alla gente il volto accogliente della Chiesa. Si tratta, in buona sostanza, di trovare sempre nuove strade perché il Vangelo sia annunciato e testimoniato nelle realtà della vita quotidiana. Così è importare cercare nuove vie, adatte e adeguate alle persone a cui ci si rivolge: facilitando, per esempio, la partecipazione ai corsi pre-battesimali e coinvolgendo i laici in missioni di quartiere. In una grande città come Roma, ha riconosciuto il Pontefice, l’accoglienza cordiale non è sempre facile da organizzare. Ma le persone, ha rimarcato con forza, non devono avere mai l’impressione di trovarsi di fronte a funzionari con interessi economici e non spirituali.
Il vescovo di Roma ha suggerito poi di tenere viva la memoria della nascita della propria vocazione, del primo amore verso Gesù: è il sentimento proprio di un innamorato, e il prete deve esserlo sempre. Una Chiesa senza memoria, del resto, non ha vita. Proprio questo stile di memoria contribuisce anche a non cadere nella rischio della mondanità spirituale.
Un altro aspetto decisivo è saper dire la verità senza lasciare mai sole le persone in difficoltà. Infatti la verità di Dio va sempre di pari passo con l’accompagnamento personale. Non si tratta di essere di manica larga o rigidi: né l’uno né l’altro sono atteggiamenti misericordiosi. Bisogna invece accogliere l’altro, accompagnarlo, proprio come Gesù con i due discepoli di Emmaus.
Papa Francesco non ha certo nascosto i problemi e gli scandali anche gravissimi, come la pedofilia, che toccano la Chiesa. Ma la Chiesa non crolla, ha assicurato rispondendo a un sacerdote che nel suo intervento si era riferito al sogno di Innocenzo III che vide Francesco di Assisi sostenere l’edificio pericolante della Chiesa. E non crolla perché oggi, come sempre, c’è tanta santità quotidiana: ci sono molte donne e molti uomini che vivono la fede nella vita di ogni giorno. E la santità è più forte degli scandali. A questo proposito, il Papa ha raccontato il dialogo telefonico, avvenuto ieri, domenica 15 settembre, con una donna di Buenos Aires che gli aveva scritto una lettera su un tovagliolo di carta. A recapitarla al Pontefice era stato, venerdì, il direttore della televisione cattolica dell’arcidiocesi di Buenos Aires. La donna, che fa le pulizie nell’aeroporto della capitale argentina, ha un figlio tossicodipendente e disoccupato. E lavora per lui, sperando nel futuro del ragazzo. Questa è santità, ha commentato il Papa.
L’incontro si è concluso con tre domande sulle periferie esistenziali. Innanzi tutto il Papa ha ripetuto le parole pronunciate al centro Astalli, elogiando la generosità di Roma ma incoraggiando a fare ancora di più. E alle congregazioni religiose che hanno poche vocazioni è tornato a raccomandare di non cadere nella tentazione di aggrapparsi ai soldi ma di avere il coraggio di aprire le porte ai bisognosi.
Inoltre per il Pontefice la realtà si capisce meglio dalla periferia e non dal centro che, invece, fa correre il rischio di atrofizzarsi. E le periferie non sono solo quelle geografiche. Infine, il vescovo di Roma ha concluso l’incontro affrontando le questioni relative alla nullità del matrimonio, un tema che sta a cuore a Benedetto xvi. E ha reso noto che ci sono proposte, studi e approfondimenti in corso. Ne parleranno a ottobre il gruppo degli otto cardinali e il prossimo sinodo dei Vescovi. Queste situazioni, ha aggiunto, sono una vera e propria periferia esistenziale che esige coraggio pastorale, sempre nella verità e nella giustizia.
Ad accogliere il Papa al suo arrivo, venti minuti prima del previsto, è stato il cardinale vicario Agostino Vallini che nell’indirizzo di saluto ha raccontato come questo incontro sia stato messo in programma dal nuovo vescovo di Roma appena eletto. La diocesi ha fatto dono al proprio vescovo di un’icona raffigurante san Francesco che sorregge la Chiesa, opera del parroco don Massimo Tellan. Al termine, prima di far rientro in Vaticano dopo oltre due ore e dieci minuti, il Pontefice ha incontrato i frati minori che svolgono il ministero di penitenzieri nella basilica cattedrale di Roma. E li ha invitati a essere misericordiosi.

Un pensiero su “IL PRIMO AMORE NON SI SCORDA MAI! Una testimonianza e una sintesi dell’incontro di papa Francesco con il clero di Roma, 16 settembre 2013”

  1. Alan dice:

    Bellissimo, … quanto dice della personalità del Papa e di come lui per primo viva la fede! Grazie.

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