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UNA CITAZIONE INASPETTATA: questo blog sul Corriere.it

Lunedì 18 novembre al mattino. E’ un mattino milanese piovoso, una settimana intensa che comincia. Un wa di un amico prete squarcia quel grigio. mi dice che il mio blog è citato sul Corriere della sera, inserto di Milano, a pag. 11. Aggiunge: con simpatia. Ero preso da incombenze varie e non dilazionabili, ma riesco a sbirciare rapidamente. Leggo solo la prima frase, che mi strappa un sorriso.
E il titolo che parla di “don” che stanno sul web. Ho capito. Il giorno prima si parlava, sempre su Corriere Milano, dell’applicazione di iBreviary per la liturgia Ambrosiana, che già conoscevo, e questo ha dato l’idea al giornalista Roberto Rotondo di vedere un po’ come sono questi preti ambrosiani o comunque del nord che usano i social network. La mia giornata prosegue intensa, poi nel pomeriggio riprendo l’articolo per leggerlo per intero. Vedo che c’è anche una mia frase presa dal profilo. Davvero penso che siano vari i sacerdoti più esperti di me o che da più tempo usano la rete come luogo di apostolato e di formazione. Ma è bello comunque che questo blog, che da poco ha compiuto un anno di vita, venga visto con questa simpatia. L’articolo comincia prendendo le mosse da uno scherzoso decalogo di un collega: definizioni di varie realtà della rete, prendendo a prestito il paragone con realtà frequenti nella vita di un prete. Non bisogna leggerlo come un testo di teologia, ma con il sorriso. Alcune definizioni seguono il paradosso, altre però sono proprio belle e mi ci ritrovo: il blog è come la catechesi, dice, per approfondire. E twitter è come la benedizione delle case, rapidissima, ma che arriva anche ai più lontani. In questi giorni di Avvento ambrosiano già cominciato, i preti passano nelle case e forse hanno l’impressione di dire poche frasi, brevi come un tweet. Ma restano, e scendono in fondo al cuore come la benedizione di Dio che consegnano gratuitamente, generosamente. Twitter (che poi passa il suo messaggio su facebook), e il blog: gli strumenti che mi sono familiari. Altre volte anch’io avevo pensato un paragone sacerdotale: è come una rettoria virtuale. Chi vuole entra, e il sacerdote sta dicendo qualcosa dall’ambone. Se Dio vuole ,e gli angeli aiutano, quelle parole entrano nel cuore. Poi, certo, il dialogo più ampio e approfondito occorre farlo di persona, ma se c’è distanza non si può. E allora diciamo grazie a questi mezzi, come moderni piccioni viaggiatori, o poste a cavalli, che portano messaggi ovunque e permettono comunicazioni di cose buone che altrimenti non ci sarebbero. Recentemente notavo che molte lettere di san Josemarìa erano brevissime. Una o due frasi. Come i suoi punti di Cammino, il suo primo libro: che infatti ci stanno così bene su twetter. Apostolato epistolare, lo chiamava. Sarà contento di questa diffusione. E da giovane sacerdote aveva così tanta voglia di raggiungere tutti, che ciclostilava suoi scritti e li distribuiva, anche per le strade, anche a persone sconosciute. E sentiva la voglia di scrivere libri di fuoco d’Amore di Dio, che arrivassero in tutto il mondo. Lo chiamo a intercedere anche per il lavoro di catechesi o di spiritualità che tanti fanno in rete. A diffonderlo e a proteggerlo. Scusate, mi sono distratto. Volevo aggiungere che poi quell’articolo è stato messo anche su Corriere.it, e da lì l’ho trascritto, per quelli a cui può interessare. Buona lettura.


Facebook? È un grande oratorio
Ecco il decalogo dei «don» digitali
Una nuova classificazione dei social Network. Da Varese a Pavia, viaggio tra preghiere ed omelie versione 2.0. Dal cardinale Ravasi un aforisma al giorno

Una brillante rivisitazione dei dieci comandamenti, ancora più attuale visto che la Curia ambrosiana ha appena lanciato la nuova App iBreviary: parla dell’uso dei social network e l’ha messa a punto il sacerdote don Ambrogio Cortesi, 47 anni, parroco di Castiglione Olona. Un prete digitale molto attivo, tanto che due giorni fa, accanto a un parterre di giornalisti importanti, è stato uno degli speaker di Glocal, il festival del giornalismo digitale organizzato da Varesenews.it.


Il suo decalogo va recitato tutto d’un fiato, ed è questo: 
1. «Facebook è come l’oratorio. Ci passano tutti e ci trovi tutti gli amici. 2. Foursquare è come la Messa. Non basta vederla in televisione: bisogna fare check-in. 3. I blog sono come il catechismo. Servono per approfondire. 4. Twitter è come la benedizione delle case. Rapidissima, ma raggiunge anche i più lontani. 5. Google è come la Bibbia. Ci trovi tutto quello che cerchi. 6. Google Plus è come certe lezioni di teologia. Incomprensibili. 7. Pinterest è come i quadri dei santi. Sono lì e ti guardano. 8. Le pagine ufficiali sono come la gerarchia. Un po’ inamidata (almeno fino a Francesco). 9 . La rete è come il Creatore. Senza di lei/Lui non esistiamo. 10. Questo decalogo è farina del mio sacco. Potete commentarlo o anche contestarlo, ma se volete copiarlo, citate la fonte». 

Il testo si trova nel suo blog(http://ioamocastiglione.blogspot.it). Il sacerdote utilizza la rete anche per parlare del suo paese (Castiglione Olona ospita i dipinti di Masolino da Panicale) e avviare una raccolta fondi per il museo della chiesa della collegiata. Il suo decalogo sui social networtk, da venerdì, sta rimbalzando su Twitter. Almeno a livello locale. Ma i preti lombardi che usano Facebook o altri strumenti digitali per la loro missione pastorale sono tantissimi. Don Andrea Meregalli, prete a Monza e assistente spirituale nazionale degli scout Agesci, pubblica la sua riflessione sulla Bibbia, ogni domenica, su Facebook, Twitter e in un blog (ventodellaparola.tumblr.com). 


In rete si trovano liste di sacerdoti con i relativi indirizzi sul web. Tra questi, molto seguito è don Andrea Mardegan, 58 anni, con un blog spirituale (http://donandreamardegan.blogspot.com). Perché lo fanno? «Mi piace scrivere – afferma nel suo profilo don Mardegan – ho pubblicato libri e articoli di spiritualità e commento a brani biblici. Il blog nasce per dare continuità e accessibilità a questo materiale». 


Il vescovo di Pavia don Giovanni Giudici, presidente nazionale di Pax Christi, ha 594 follower su Twitter; il giovane don Luca Magnani di Milano ne ha 644; è su Twitter anche il rettore del convitto San Giorgio di Brescia Alessandro Camadini, come don Simone Riva, giovane prete di Arcisate che anima il sito dell’unità pastorale. L’elenco è lunghissimo. E poi ci sono le vere «star» della fede: in Lombardia, il cardinale Angelo Scola, con quasi 27 mila follower su Twitter e il cardinale Gianfranco Ravasi, con quasi 58 mila follower a cui offre, ogni giorno, un aforisma tra fede, filosofia e poesia.

Roberto Rotondo

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