Commento al Vangelo, Vangelo della domenica

Nella nostra solitudine ci raggiunge

Giorgio Vasari, Vocazione dei SS. Pietro e Andrea (particolare), Badia di S. Flora e Lucilla, Arezzo

Commento al vangelo della III^ domenica del tempo ordinario (anno B)

La terza domenica del tempo ordinario è dallo scorso anno la domenica della parola di Dio. Leggiamo nell’anno B della vocazione dei primi apostoli secondo Marco.

Mc 1, 14-20
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

La terza domenica del tempo ordinario è dedicata alla Parola di Dio.
Nella prima lettura leggiamo della città di Ninive che si converte alla predicazione di Giona che, inviato da Dio in quella città, come profeta riferisce ai cittadini una parola di Dio  semplicissima: 
Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta». I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli.”
Il Vangelo di Marco annota la predicazione iniziale di Gesù che è pure molto semplice: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
La sua predicazione comincia quando finisce quella di Giovanni.

A pensarci bene è sorprendente: Gesù è il Figlio di Dio fatto uomo, è la buona novella, eppure attende pazientemente trent’anni e poi aspetta che Giovanni sia messo in prigione e quindi impedito a continuare la sua predicazione.
Gesù predica un annuncio semplice che riprende ciò che diceva Giovanni che “proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati” (Mc, 1, 4).
Subito dopo aver cominciato il suo annuncio del regno di Dio che è vicino, la prima cosa che fa Gesù, secondo Marco, è cercare e chiamare quelli che predicheranno in suo nome e dopo di lui: i fratelli Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni.
Quindi da questo incipit dell’attività pubblica di Gesù, noi impariamo che lui vive l’umiltà della predicazione, del cominciare nel momento previsto per lui e di mettersi in continuità con il Precursore, e del sapere che avrà poco tempo a disposizione e che ha bisogno di apostoli.

Nella sua vita pubblica, a parte i quaranta giorni nel deserto, non sta neanche un giorno da solo, invece con il suo stile, tipicamente divino e umanamente molto attraente, coinvolge sempre altri nella sua missione.
Anche la solitudine che vive nel deserto è attutita da altre compagnie: “stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano” (Mc 1, 13).
La solitudine di Gesù che vedremo nei suoi anni di predicazione è quella fisica, di qualche ora, che cerca per avere l’intimità della preghiera, in dialogo con il Padre e con lo Spirito Santo.
A questa si aggiunge la solitudine nella quale lo lasceranno i suoi discepoli che scapperanno da lui al momento della cattura, del processo e della passione e morte sulla croce.
Ma anche questa solitudine è accompagnata dal Padre. Dirà infatti ai suoi discepoli nell’ultima cena raccontata da Giovanni: “Mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me”. E conclude: “Vi ho detto questo perché abbiate pace in me” (Gv 16, 32-33).

Anche dalla solitudine nella quale noi lo lasciamo trova modo di coinvolgerci e di riunirci nella pace con lui. Lui non vuole proprio lasciarci da soli.
Per questo inventa una realtà nuova, accompagnata da un’immagine nuova, che non era mai stata citata prima nella Bibbia: i pescatori di uomini.
Si rivolge a Simone e ad Andrea che stavano gettando in mare le loro reti perché erano pescatori: “Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono”, che significa la possibilità che dà a loro e a ciascuno, di trasformare ogni lavoro e situazione umana in occasione di aiuto, di solidarietà e di salvezza.
Simone, Andrea e ogni battezzato, scopriranno che l’incontro con Cristo non li distoglie dall’essere pescatori, infatti spesso li ritroveremo che pescano, anche dopo la risurrezione di Gesù, ma rende quello loro situazione di vita occasione di avvicinare gli uomini a Cristo, come gli apostoli pescatori faranno con i pesci che pescheranno nelle pesche miracolose che Gesù donerà loro e porteranno alla riva tutti quei pesci ai piedi di Gesù.
In questo modo, attraverso i suoi apostoli, cioè attraverso ogni cristiano, Gesù vuole raggiungere ogni uomo, ogni donna, nella sua solitudine, là in cima a quella vetta del monte dove spesso ci ritroviamo o ci rifugiamo, e ci fa compagnia, ci ascolta, ci perdona, ci sorride, ci aiuta, ci guarisce, ci salva. 

2 pensieri su “Nella nostra solitudine ci raggiunge”

  1. Orlando alberto dice:

    Andrea, grazie per il tuo bel commento.
    “Gesù predica un annuncio semplice”. Il titolo Nazareno con cui veniva chiamato lui e i suoi discepoli, secondo molti studiosi, non deriva da Nazaret (perché etimologicamente incompatibile, malgrado quello che dice l’evangelista Matteo Mt. 2,23), ma da una radice ebraica che vuol dire “predicatore”. Come tutti i predicatori itineranti e come gli stessi rabbini quando citavano la Bibbia, le parole erano accompagnate da una melodia, quasi cantate, come fanno i cantastorie. Gesù era molto bravo in quest’arte ed aveva molto successo. Argomenti e dettagli su questa tesi: Israel Zolli (rabbino capo di Trieste e di Roma) nel suo libro: Il Nazareno, pag. 63-67 e pag. 390-394.
    Gesù riprende l’annuncio di Giovanni Battista, ma lo supera: non dice: “conversione per il perdono dei peccati”; ma: “conversione per credere al vangelo” Mc. 1, 14.

    1. Andrea Mardegan dice:

      Grazie Alberto per la tua suggestiva annotazione! Hai ragione: l’annuncio di Gesù appare uguale a quello di Giovanni nel vangelo di Matteo (“Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino”), invece in Marco come tu segnali si nota la diversità dell’annuncio che supera quello di Giovanni. Grazie anche per la segnalazione di Zolli: ho quel libro che ho acquistato grazie al tuo suggerimento del 30 novembre 2019, e quindi andrò a leggere quelle pagine.

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